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Eredità danzate

"Save the last dance for me": un esempio di trasmissione della memoria coreografica

Punti di Vista

calendar icon29 aprile 2024

In Save the last dance for me (creazione venuta alla luce nel 2019), Alessandro Sciarroni lavora assieme a Gianmaria Borzillo e Giovanfrancesco Giannini sui passi di un ballo bolognese chiamato polka chinata. Si tratta di una danza di corteggiamento eseguita in origine da soli uomini e risalente ai primi del ‘900: fisicamente impegnativa, quasi acrobatica, essa vede i danzatori abbracciati l’un l’altro, in un moto vorticoso che raggiunge la posizione a ginocchia piegate, fin quasi a toccare terra. Il lavoro nasce in collaborazione con Giancarlo Stagni, un maestro di balli Filuzziani che ha ridato vita a questa antica tradizione grazie alla riscoperta e allo studio di alcuni video di documentazione risalenti agli anni ’60. Sciarroni si avvicina alla polka chinata nel dicembre 2018, quando era praticata in Italia solo da appena 5 persone. Il progetto mira dunque a riattivare nei corpi  – tramite la visione della performance e il successivo workshop con il pubblico – la memoria un’antica tradizione popolare in via d’estinzione. Segue infatti lo spettacolo (in scena lo scorso 20 febbraio al Castello di Racconigi e il giorno dopo al Salone San Pancrazio di Pianezza) un laboratorio aperto a spettatrici e spettatori

Presenti alla replica di Racconigi - per la stagione "Raccordi" di Progetto Cantoregi - anche due blogger della redazione itinerante di We Speak Dance, in veste di croniste 'su piazza'...
Amarsi è restare in movimento (di Paola De Pasquale)

Il linguaggio del corpo è sempre difficile.
Le parole sono più semplici, portano con sé dei significati.
I corpi no, e i gesti non per forza. Ogni volta che guardo uno spettacolo di danza sono più attenta, perché so che tutto può essere parola, tutto può significare qualcosa.

“Save the last dance for me” è un brano scritto da un gruppo swing negli anni Sessanta.
La traduzione potrebbe essere una cosa come: prima di andartene, balla un’ultima volta con me.
Quando ho saputo che quello era il titolo dello spettacolo mi aspettavo una storia d’amore, quindi ho letto ogni movimento come una parola che raccontasse di due persone che si innamorano.

Loro entrano, iniziano a ballare, si tengono stretti. Girano, ballano ancora, girano di nuovo.
Il pavimento è di marmo, dalle finestre entra una luce  infinita, i loro piedi fanno rumore sul pavimento, sembrano felici.
Io mi chiedo che cosa significhi ogni gesto. Riconosco i loro sguardi, i movimenti. Secondo me dicono: balliamo ancora. E infatti non stanno mai fermi, si muovono continuamente.
Ad un certo punto girano veloce, come quando da bambino prendi le mani del tuo amico e girate e vedete solo le vostre facce e il resto del mondo scompare.
Penso, questo è innamorarsi, anche se già lo sapevo, anche se già mi aspettavo una storia d’amore.
Penso, amarsi è restare in movimento.

Un tornado (di Camilla Vinella)

Non ho mai visto un tornado dal vivo. Ed è meglio così, in effetti. Resta comunque un fenomeno che mi ha sempre affascinata: una spirale d’aria che si forma dall’incontro improvviso di due correnti diverse. Al loro sfiorarsi, si scatena una danza così potente da sradicare gli alberi, strapparne le radici e devastare tutto ciò che trova sul suo cammino.
In altre parole, si tratta di una storia d’amore che inizia con un passo a due, in una sala da ballo, e che finisce per scatenare qualcosa.

Lo spettacolo Save the last dance for me vede come protagonisti due ballerini che si esibiscono con una danza antichissima, la polka chinata, in uno spazio recintato solo dal pubblico.
Io stessa, in quanto spettatrice, sono stata una parte del perimetro: con altre persone, tracciavo il territorio.
Lo spettacolo è cominciato con il sole che filtrava dalle finestre del castello reale di Racconigi, entrava molta luce. L’atmosfera era calda. C’era bel tempo. Poi, improvvisamente, tutto è cambiato.
I due ballerini si sono incontrati al centro della sala e hanno cominciato a danzare assieme, esplorando ogni angolo dello spazio, molto vicino agli spettatori, attraendoli con la loro energia. Stretti in un abbraccio e con uno sguardo complice e intimo, hanno cominciato a ruotare. Velocemente, sempre più intensamente, quasi trascinandoci tutti, me compresa, con la loro potenza.
Come un tornado.
Terminata l’esibizione e dopo gli applausi e gli inchini, i ballerini hanno lasciato la scena tenendosi per mano, non lasciando esaurire quel vortice che ci aveva coinvolti.

Alla fine, al centro della sala non rimaneva altro che il vuoto.
Osservando gli altri spettatori intorno a me, mi chiedevo se a loro stesse capitando ciò che stava capitando a me: cercavo di ritrovare l’equilibrio. Come quando, dopo aver girato su te stesso, ti fermi e cerchi di non cadere. Come quando ti smarrisci in un paese sconosciuto, e non hai punti di riferimento.
Proprio come quando per caso ti capita di incontrare un altro vento, diverso, che riesce a smuovere qualcosa dentro di te e non ti fa capire più niente.

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