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La scena del territorio

Processi e azioni di valorizzazione

Punti di Vista

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Teatri comunali in un Circuito regionale: premesse per intendersi
Da "Le funzioni dei teatri di prossimità: le comunità al centro", relazione di Matteo Negrin per le giornate di studi "Lo spazio del possibile. Eugenio Allegri e il teatro come politica culturale dei territori" (Follonica, Teatro Fonderia Leopolda - 26 maggio 2023)
Si riportano qui di seguito due estratti dall’intervento del direttore di Fondazione Piemonte dal Vivo, pubblicato il 22 giugno 2023 sulla webzine «ateatro», per il numero monografico n. 192 | Le funzioni e la gestione dei teatri comunali.

«È evidente che non si possa affrontare il tema del riequilibrio territoriale prescindendo dalle specificità dei territori […]. L’esperienza quotidiana di chi parla è relativa al Piemonte, che vede la presenza di un capoluogo di Regione che attrae su di sé nella sua estensione metropolitana la massima parte della domanda e dell’offerta dei prodotti e dei servizi – e quindi della popolazione – e dove il progressivo svuotamento delle deleghe alle Province ha portato alcune aree amministrativamente separate a ricomporsi secondo antichi confini – è il caso del Monferrato – o addirittura a riconoscersi in legami extra-regionali […]. La circostanza piemontese è dunque molto diversa rispetto ad altre regioni come l’Emilia-Romagna, il Veneto o la Puglia, che potremmo definire autenticamente policentriche e per le quali il ragionamento sul riequilibrio territoriale, per quanto altrettanto ineludibile, va declinato con specificità diverse. […] Sempre in merito al riequilibrio territoriale, un modello di sviluppo attualmente dibattuto […] è quello della città a 15 minuti, un concetto urbano residenziale in cui la maggior parte delle necessità quotidiane dei residenti può essere soddisfatta spostandosi a piedi o in bicicletta direttamente dalle proprie abitazioni. Il principio, reso popolare dalla sindaca di Parigi Anne Hidalgo, è ispirato alla visione dello scienziato franco-colombiano Carlos Moreno, che lo ha proposto per la prima volta nel 2016. Per traslato, il principio che informa il modello della città di 15 minuti può essere preso a prestito come modello di sviluppo delle aree interne, andando a descrivere un’idea dell’abitare in cui la densità è piacevole, la vicinanza è godibile e l’intensità sociale (ovvero l’esistenza di un numero di legami sociali produttivi e intricati) è esplicita e concreta. In estrema sintesi, definiamo un territorio come attrattivo se chi lo abita ha a disposizione una serie di servizi: in primis un ospedale, una scuola dove compiere il primo ciclo di studi, e – aggiungiamo noi – un teatro. Dobbiamo dunque chiederci quale siano la natura, il ruolo e la funzione di un teatro di prossimità – il teatro a 15 minuti – anche e soprattutto in relazione alle grandi strutture che operano in alcuni grandi centri (Teatri Nazionali, Fondazioni Lirico Sinfoniche, eccetera)».

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«I teatri di prossimità di cui parliamo sono prevalentemente teatri comunali, talvolta gestiti in economia e talvolta esternalizzati – tramite evidenza pubblica o affidamento diretto – a enti terzi, non di rado compagnie teatrali. Ancora, possono essere teatri dotati di una storicità di rilievo o costituire esiti relativamente recenti di politiche di rigenerazione urbana. In ogni caso, quale che sia la natura dello spazio e la sua modalità di gestione, il teatro comunale non è un Teatro Nazionale in sedicesimo né un Centro di Produzione figlio di un dio minore. Il teatro di prossimità è anzitutto uno spazio di cittadinanza attiva, di sperimentazione di processi democratici, di condivisione di pratiche che hanno a che vedere tanto con l’arte e la cultura quanto con il mondo dell’educazione e della promozione della salute. La rilevanza di questo teatro, inteso come luogo e come linguaggio, si misura più con la sua capacità di essere poroso, attraversabile e reattivo che con la competitività dei suoi cartelloni: è un teatro che ha attenzione per i processi che cura prima ancora che per i prodotti che mette in scena. […] Chiedersi quale ruolo abbiano i Circuiti in quest’ottica equivale a chiedersi se la funzione di un teatro comunale (o di prossimità) si esaurisca nella dozzina di aperture nel corso della stagione o se si espliciti anche e soprattutto in altre forme, e dunque quale sia il tipo di relazione, ingaggio e sostegno che un Circuito può attivare nei confronti di questi teatri di prossimità. In occasione del ventennale della Fondazione Piemonte dal Vivo, abbiamo promosso una riflessione che muove dal concetto di decentramento a quello di riequilibrio territoriale: si tratta di una riflessione che ha sicuramente delle specificità piemontesi, ma che può essere di una qualche utilità anche per territori con geografie e storie diverse».

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Un patrimonio da valorizzare e abitare
Il tessuto territoriale

Nascere con il compito di esternalizzare l’Ufficio Territorio di uno Stabile cittadino significa veder inscritte nelle proprie premesse, nel proprio stesso patrimonio genetico, il bisogno di confrontarsi con le realtà locali, con quel territorio – per l’appunto – che la decana degli Urban studies Francesca Governa, in un volume fondativo sull’argomento, definiva come «il prodotto della interazione tra processi culturali e sociali di una comunità con lo spazio occupato» [1]. A essere saggiato, nel tempo lungo di un ventennio (e più), sarà allora il grado di disseminazione delle (rel)azioni messe in campo da quell’ente (ormai-più-che-maggiorenne) il cui mandato è diffondere – far letteralmente circuitare – la cultura e la pratica performativa, dal capoluogo di provincia al piccolo borgo montano.

Diversi studi – riporta Federica Minotti [2] – avrebbero d’altronde confermato «quanto il concetto di territorio risulti essere complesso, ma allo stesso tempo dinamico, poiché insieme di elementi in continuo sviluppo». E questo è tanto più vero per il caso del Piemonte. Si parlerebbe anzi, e più propriamente, di capitale territoriale, una nozione apparsa per la prima volta agli inizi del nuovo millennio (in ricerche sul territorial outlook dell’OCSE) [3] richiamando quel complesso di fattori «materiali e immateriali, pubblici e privati, cognitivi e relazionali» [4] caratterizzanti la ricchezza di un luogo/comunità.

E sono proprio le peculiarità del tessuto piemontese ad aver permesso al suo Circuito teatrale di passare, negli anni, da un’idea di distribuzione dello spettacolo dal vivo a esperienze di programmazione, superando contestualmente il concetto (ormai storicizzato) di decentramento a favore di una più screziata politica di riequilibrio territoriale. In che modo? Decolonizzando – spiega Matteo Negrin nell’intervento succitato – l’attitudine del Circuito, «mettendo al centro le comunità locali e il genius loci, qualora esplicito, o costruendo alleanze per andarne alla ricerca qualora non […] evidente, superando il pensiero binario (centro/periferia) e favorendo lo sviluppo di reti locali ulteriori a quelle esistenti, interpretando il ruolo del Circuito come “abilitatore di contesto”».

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[1] Cfr. F. Governa, Il milieu urbano. L’identità territoriale nei processi di sviluppo, Franco Angeli, Milano 1999.
[2] In F. Minotti, Come valorizzare il patrimonio culturale degli spazi teatrali del Piemonte? Un progetto di comunicazione della Fondazione Piemonte dal Vivo, tesi di Master di I livello in “Progettazione, comunicazione e management del turismo culturale” (I ed.), a.a. 2019/2020, relatrice: M. Loro, tutor: A. Valsecchi, p. 8.
[3] Cfr. OECD Territorial Outlook, OECD, Paris 2001.
[4] R. Camagni, R. Capello, S. Cerisola, E. Panzera, Territorial Capital nexus: theory and empirics, «Il capitale culturale», Supplementi 11 (2020), p. 34.

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"In Piemonte": una mappatura digitale

Ora, dall’ambizione di raccontare e salvaguardare la memoria di questi spazi di “prossimità” incastonati nelle pieghe territoriali, pregevoli monumenti architettonici e al tempo stesso fondamentali presidi per le realtà locali, prende avvio la sezione In Piemonte del sito della Fondazione. Una mappatura digitale – sempre in divenire – che dà conto della diffusione della cultura teatrale in regione. Come si accennava in precedenza, Piemonte dal Vivo è infatti presente in maniera capillare sul territorio, per un totale di circa 140 spazi disseminati in oltre 80 comuni, tra teatri all’italiana, architetture moderne, arene estive, poli di sperimentazione e palcoscenici non convenzionali. L’area web prevede, divisi per provincia, numerosi focus tematici sui singoli teatri, nonché alcuni podcast di approfondimento con curiose notizie sulla storia e sulle tradizioni dei vari luoghi oggetto di esplorazione.

Ascolta “Il palcoscenico del Piemonte” su Spreaker, realizzato in collaborazione con Francesca Bacinotti

Ascolta “In Piemonte” su Spreaker.

"A teatro con il FAI"

Su questa medesima scia, con la stagione 2022/2023 maturano le aperture straordinarie di alcuni dei teatri storici del Circuito, grazie alla sinergia tra Piemonte dal Vivo e FAI Fondo per l’Ambiente Italiano, uniti nella comune vocazione a valorizzare la cultura nelle sue diverse sfaccettature. A teatro con il FAI si inserisce peraltro in una più ampia convenzione tra le due Fondazioni, che già dall’estate 2022 consente agli iscritti FAI di accedere agli spettacoli dei cartelloni di Piemonte dal Vivo con biglietto ridotto.

Al via così sabato 23 marzo al Teatro Milanollo di Savigliano, inserito nell’ambito delle Giornate FAI di Primavera, la seconda edizione del progetto: sarà possibile, grazie alle Delegazioni e ai Gruppi FAI locali, visitare alcuni palcoscenici del Piemonte apprezzando il valore storico-artistico di spazi che non sono semplici “contenitori” di spettacolo. Le iniziative prevedono un contributo a sostegno della missione di cura e tutela del patrimonio nazionale che il FAI porta avanti fin dal 1975.

Per maggiori info sul calendario delle aperture della primavera 2024, clicca qui.
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