Nel paese di Tarot le parole sono rimpicciolite, le storie accorciate, le bocche mute. Ma un giorno arriva da lontano un Saltimbanco, ha con sé l’ascolto e uno carretto bislacco, capace di riaccendere memorie. La prima parola è bicicletta, una parola bella, rotonda, che sa come mettere in moto pensieri arrugginiti e un primo ricordo comincia a riaffiorare. Ma a Tarot non sono solo le parole a risvegliarsi, ci sono storie antiche che divengono incandescenza interminabile di vita. Si ride delle paure superate, si trattiene il fiato nell’oscurità del mare, fino a riemergere nello stupore della vita che è tonda e sempre ricomincia come le storie che camminano sempre.
Teresa ha quattro anni e ha paura del buio. Ogni anno, il giorno del suo compleanno, esprime lo stesso desiderio: riuscire a superare la paura dell’oscurità. Dopo due compleanni senza che nulla cambi, Teresa trova il coraggio di compiere un gesto straordinario: catturare il buio! All’inizio sembra tutto perfetto: Teresa non ha più paura ed è diventata una piccola celebrità. Ma presto scopre che il buio è necessario alla vita e che non può essere semplicemente eliminato. Dovrà allora affrontare la sua paura senza trucchi né scappatoie, fino a scoprire che nell’oscurità possono esserci anche gioco, magia e meraviglia. Teresa che catturò il buio è uno spettacolo teatrale per bambini e famiglie che racconta, attraverso il gioco e l’immaginazione, il rapporto con le paure dell’infanzia. La paura del buio diventa così un’occasione per parlare di emozioni, coraggio e crescita, imparando ad accogliere ciò che sentiamo e a guardare oltre le nostre paure.