Un semplice rametto può diventare mille cose.
Il veliero in mezzo al mare.
La spada di un cavaliere.
Ma Signor Bastoncino è un rametto molto speciale, è una creatura stramba rispetto a tutto ciò che vive nel bosco.
È un pezzo di ramo con gambe, braccia, occhi, naso e bocca…
È metà albero e metà bambino.
Inoltre ha una passione tutta particolare per il canto.
Vive in cima a un grande albero e svettando dalla sua chioma, riesce a sentire anche il suono dei pianeti più lontani. Ma un giorno, la brezza con cui gioca si trasforma in tornado e Signor Bastoncino viene staccato dall’albero e portato molto lontano. Inizia qui per Signor Bastoncino un viaggio avventuroso nel bosco sconosciuto. Perché cosa c’è di più terribile del sentirsi perduto?
Cosa c’è di più bello del trovare un amico?
Cosa c’è di più emozionante che ritrovare la propria casa?
Le avventure di Signor Bastoncino s’ispira molto liberamente al libro per l’infanzia Bastoncino di Julia Donaldson con le illustrazioni di Axel Scheffler e vuole provare a raccontare ai più piccoli quanto è importante prendere coscienza della propria identità, unica e insostituibile
Una compagnia teatrale ha poco tempo per mettere in scena La Tempesta. Gli attori sono già lì, sospesi tra sé stessi e i personaggi che stanno per incarnare. Le prove iniziano, e l’isola di Shakespeare prende forma davanti agli occhi del pubblico: un luogo di esilio e di incanto, di potere e di ribellione. Prospero, duca spodestato e mago potente, vive confinato su un’isola insieme alla figlia Miranda. Tradito dal fratello Antonio e abbandonato al mare, ha fatto della sua solitudine uno spazio di dominio: governa gli spiriti come Ariel e tiene in catene Calibano, antico padrone di quell’isola. Quando una tempesta da lui stesso evocata fa naufragare i suoi nemici sulle rive del suo esilio, Prospero mette in atto il suo disegno di vendetta. Intorno a lui si muovono amori che nascono — come quello tra Miranda e Ferdinando — e complotti che si intrecciano, lotte per il potere e desideri di libertà. Ariel sogna di essere liberato, Calibano rivendica la propria terra e la propria dignità. Tutti cercano una via d’uscita dalla propria prigionia. Ma questa Tempesta non è solo la storia di un’isola lontana. Le tensioni tra i personaggi si riflettono nelle dinamiche della compagnia che li interpreta. Realtà e finzione si sovrappongono: gli attori entrano ed escono dai ruoli, e il confine tra vita e teatro si fa sottile. La tempesta diventa così un movimento interiore, un attraversamento. Nel cuore della vendetta si apre la possibilità del perdono. E l’isola, da luogo di esclusione, si trasforma in spazio di rinascita, dove il teatro diventa salvezza e atto di libertà.