In un immaginario alfabeto in cui ogni lettera è un’emozione (P come Paura, F come Felicità, M come Malinconia…), Massini trascina il pubblico in un susseguirsi di storie e di esempi irresistibili, con l’obiettivo unico di chiamare per nome ciò che ci muove da dentro. Scorrono visi, ritratti, nomi, situazioni. Si va da Arthur Conan Doyle che fa l’esperimento di sondare i suoi amici sul tema del dubbio, al grande Chagall che non riesce a reagire alla scomparsa di Bella Rosenfeld, da Al Capone che tremava alla vista di una siringa, alla moglie di Giosuè Carducci costretta a pregare i compagni del poeta di farlo vincere alle carte. Ad andare in scena è la forza e la fragilità dell’essere umano, dipinta con l’estro e il divertimento di un appassionato narratore.
Il sogno di Pietro è sempre stato quello di insegnare. Italiano, matematica, filosofia... e poi teatro. Lasciare il segno, dicono i latini. Una passione.
Nel 2021 viene ingaggiato da una scuola media della provincia comasca. La stessa che ha frequentato da adolescente. In cui però qualcosa è cambiato.
Qui non insegna teatro: i genitori non vogliono, lo trovano inutile. Qui insegna TECNICHE DI LAVORO DI GRUPPO.
E dopo un percorso di insegnamento, di affiancamento ad una classe durato più di tre anni, nasce questo lavoro.
Un progetto che pone al centro il dialogo con le nuovissime generazioni: il loro modo di vedere il mondo e concepire, a confronto di quello del protagonista, un ragazzo di 25 anni, che un posto nel mondo ancora lo sta cercando.