“Non abbiamo paura di essere brutte e trash. Tutte e due percepiamo il canto come una forma vocale che parte dal corpo e coesiste con il corpo stesso. Siamo alla ricerca di un luogo dove poter sperimentare differenti inclinazioni musicali, dove possiamo respirare per trovare un momento di divertimento con il pubblico”
Un piccolo paese, a pochi minuti da Reggio Emilia, è stato teatro di lotte sociali, antifascismo e forti esperienze di comunità: incredibili accadimenti che a raccontarli ed enumerarli in fila si stenta a credere siano potuti accadere in un luogo così piccolo.
Una storia raccontata nell’arco di cent’anni, poi ramificata nella memoria e nella fantasia, dove il reale diventa leggenda e si trasforma in parabola. Massimiliano Loizzi racconta la storia di Fabbrico come una sorta di microcosmo della storia d’Italia, intrecciando episodi storici locali alla memoria collettiva nazionale: vite ordinarie, protagoniste di vicende straordinarie.
Non mette in scena una ricostruzione storica classica, bensì uno spettacolo meta-teatrale, in cui l’autore appare come un narratore, in piena crisi personale e politica, che cerca di realizzare un film sulla storia dell’Italia antifascista: il racconto di quel film immaginario diventa lo spettacolo stesso, in un personale connubio di satira, teatro civile e narrazione. I video presenti nello spettacolo, tratti da materiale di ricerca, diventano parte narrativa e protagonisti insieme all’attore in una scena dove si alternano immagini e parole.
Lo spettacolo, tratto da Chicchi la resistente di Anita Ginella, ripercorre la vicenda di Teresa Mattei, la più giovane madre costituente e partigiana conosciuta con il nome di battaglia Chicchi.