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ASPETTANDO BEATRICE

Come non sentirsi insignificanti difronte a Dante, eppur superbi (il leone del canto primo…) nel voler creare uno spettacolo sul Sommo Poeta. Come non sentirsi impotenti come Sisifo, ma sfidare gli dèi: sacri filologi, venerabili storici medioevali, divini professori, ineffabili fini dicitori! E imperterriti intestardirsi a spingere un masso fino in vetta alla montagna, o peggio, giù, in vertiginosa discesa, fin nell’abisso in cui è intrappolato Lucifero. Poveri artisti inadeguati, immersi dentro l’immensità di Dante, abbagliati dalla sua vicenda umana, in attesa di un’idea. Perché non far sentire l’urgenza di una compagnia teatrale, condannata a un lungo silenzio, ma decisa a ricominciare: e attraverso le baruffe di due attori, novelli guelfi e ghibellini, affrontare una sfida impervia ma appassionante. Se nel teatro all’antica italiana, protagonista e antagonista combattono irriducibilmente fino alla morte, qui, al posto dei drammoni ottocenteschi, la cifra stilistica scaturisce da una sotterranea leggerezza e irriverenza, con qualche fatale incursione nel mondo di oggi che ci dà notevoli spunti per descrivere gironi infernali.

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