Massimo Cotto – giornalista e voce nota di Virgin Radio – ne sceglie dieci e le racconta come si raccontavano una volta nei locali poco illuminati e avvolti in un’aria strana, in un misto di umidità e fumo o nei fienili dopo la vendemmia… Accanto a lui, Mauro Ermanno Giovanardi, ex voce dei La Crus e figura di riferimento nel mondo pop-rock dagli anni ’90; una voce che canta e incanta, per aggiungere altre storie, come una radio nel buio che disegna suggestioni. Canta come se avesse un pubblico, anche se il locale è vuoto e non vorrebbe smettere mai. Apparentemente, il Decamerock è solo questo: uno spettacolo di storie e canzoni, di favole, a volte spaventose, altre volte struggenti.
Invece no. C’è qualcosa di più e di diverso. C’è un fantasma, intanto. Uno spettro che si aggira per il palco: lo spettro di Nico, femme fatale del rock, musa di Andy Warhol e voce dei Velvet Underground in uno degli album fondamentali del secolo scorso.
È lei, impersonata da Chiara Buratti, l’anello che lega le storie, il filo rosso che avvolge di bellezza e dannazione ogni passo della trama. E c’è un altro uomo, Francesco Santalucia, che suona e accompagna le storie di tutti, che rimane nell’ombra perché è da lì che può illuminare ogni storia. Sembra che non comunichino, che ognuno sia perso in fondo al bicchiere del suo destino, eppure, magicamente e progressivamente, diventano un canto solo, una storia sola, che racchiude le storie di tutti i personaggi evocati e che finisce per essere unica, originale, inconfondibile.
Dopo Chelsea Hotel, Rock Bazar e Col tempo sai, il nuovo spettacolo di Massimo Cotto, oltre ad essere un piccolo omaggio a L’ultimo giorno di sole dell’amico Giorgio Faletti, è una narrazione in cui il rock è senso epico e tragico della quotidianità, non solo uno stile musicale. Rock, in quest’accezione, sono anche Gabriella Ferri e Piero Ciampi, Chet Baker e Niccolò Paganini, Isadora Duncan e Serge Gainsbourg, gli eroi dello sport vinti solo dal destino (Ayrton Senna, Tazio Nuvolari, Babe Ruth, Emil Zapotek), le muse del jazz e del cinema, i personaggi della letteratura come il capitano Achab di Moby Dick. E alla fine, a volte, accade il miracolo: la parola regala un’altra notte e poi un’altra ancora, fino alla decima notte in cui tutto inesorabilmente, si ferma. Questo è il Decamerock, uno spettacolo che può durare un tempo sfalsato, da una a dieci sere. Con un narr-attore, una cant-attrice e infiniti giri attorno alla parola, senza mai perdersi, anzi, ritrovando sempre la strada del raccontare. Sul palco sfila una commedia umana mai così variopinta, eppure mai così dannata. Mai così bella da raccontare.
Metaforicamente Schiros è un monologo teatrale personale, ironico e commovente in cui Beatrice Schiros torna sul palcoscenico per raccontare la propria vita, tra ricordi, relazioni, perdite, cadute e nuove ripartenze.
Uno spettacolo che nasce come un vero e proprio rito psicomagico di ritorno al teatro: un atto curativo e intimo attraverso cui l’attrice fa pace con il palcoscenico dopo due anni di assenza e condivide con il pubblico fatti, aneddoti e momenti della propria esistenza.
In scena c’è solo Beatrice Schiros, insieme a uno sgabello e alle parole. La forma è quella essenziale del monologo teatrale, con elementi che richiamano la stand up comedy, ma anche il racconto autobiografico e il teatro d’attore.
A partire dalla perdita dei genitori e dal bisogno di fermarsi a fare il punto sul proprio percorso, Beatrice Schiros costruisce un racconto fuori dai denti e sfacciato, ma anche delicato e amaro. Un viaggio attraverso episodi personali e personaggi che, tra risate e lacrime, tocca alcuni dei grandi temi dell’esperienza umana.
Le relazioni, la famiglia, i genitori, il dolore, la perdita, gli errori e la capacità di rialzarsi diventano così materia teatrale. La storia di Beatrice è personale, ma riesce a diventare universale: nel racconto della sua vita, il pubblico può riconoscere qualcosa di sé.
Metaforicamente Schiros è uno spettacolo teatrale appassionante, esilarante e commovente, costruito sul forte rapporto empatico tra attrice e pubblico. Un monologo denso di vita che porta al cuore del teatro attraverso la presenza scenica di Beatrice Schiros, qui per la prima volta anche autrice insieme a Gabriele Scotti.