Andare a teatro significa cercare l’esperienza dell’essere umano, che è una trascendenza dell’uomo, della persona. Sono persuaso che questo sia il motore profondo che ti fa “mettere le scarpe” per uscire di casa e andare ad incontrare altre persone, sederti in una sala e attendere un evento teatrale. Un evento unico ed irripetibile, una forma d’arte che si crea e si distrugge ad ogni istante, che sospende il tempo e lo spazio e conduce in un altrove lontano dalla realtà.
Dirigere questo lavoro significa per me avere una grande opportunità di guidare un flusso creativo immane e condurlo allo spettatore, dove esso prende forme molto diverse a seconda della fantasia di chi le ascolta e le vede. Quando ho assistito al suo studio al teatro Stalker a Torino, Rebecca ha continuato a smascherarmi. È stata una esperienza entusiasmante. Vorrei provare a farvela vivere. Tutto qui.
Jurij Ferrini
Cartografia della distanza parte da una domanda semplice: perché siamo qui e dove vorremmo essere davvero? Tra il punto A, in cui siamo, e il punto B, dove forse vorremmo essere, esiste una distanza fatta di tempo, costi e mancanze. Il progetto indaga le migrazioni spinte dall’amore — romantico, familiare, amicale. Attraverso interviste e testimonianze audio, crea un racconto sulle distanze che ci separano e sui piccoli gesti quotidiani che formano la realtà degli amori a distanza. I conti dei soldi, i fusi orari, i messaggi, le differenze linguistiche, le videochiamate, i pensieri quotidiani, le mancanze, le frustrazioni e i tentativi di raggiungersi diventano gli elementi di una quotidianità segnata dalla distanza. Cartografia della distanza osserva così le relazioni che si costruiscono e si trasformano tra un punto A e un punto B, raccontando le distanze che ci separano e i modi con cui proviamo a raggiungerci.