In una casa di riposo, Walter e Fonsia, due anziani accomunati dalla solitudine e dall’assenza di legami, si incontrano davanti a un tavolo da gioco. Walter decide di insegnare a Fonsia il Gin, convinto di poter trovare una piacevole compagnia. Ma l’allieva si rivela sorprendentemente abile e, partita dopo partita, lo sconfigge senza tregua, incrinando l’orgoglio dell’uomo. Tra battute ironiche, confessioni e ricordi, il gioco diventa il terreno di uno scontro sempre più acceso, dove riemergono fragilità, rimpianti e fallimenti.
Un uomo entra in una stanza vuota, disorientato: ha perso gran parte della memoria e prova a ricostruire la propria vita partendo da ricordi apparentemente insignificanti. A guidarlo nel labirinto della mente sono parole e suoni che riaffiorano improvvisi, trasformando ogni frammento in una possibile rivelazione. In Arrivato a questo punto Gioele Dix parla di epiche brutte figure e di liste della spesa scritte solo per uscire di casa. Elogia la pigrizia come forma di saggezza e le chiacchiere apparentemente vacue sulle chat. Racconta di figli che ridono nel sonno e di padri ridotti al silenzio dal dolore, mantenendosi in equilibrio fra comico e drammatico, senza perdere mai il filo del discorso, fino alla prossima amnesia.