GIORGIENESS in concerto

I Giorgieness sono un gruppo indie rock italiano nato a Morbegno nel 2011 dalla cantautrice e chitarrista Giorgia D’Eraclea. Giorgia si esibisce su numerosi palchi e incontra Andrea De Poi, che si unisce al progetto come batterista. Il trio si completa poi con l’ingresso in formazione del bassista Samuele Franceschini che permette ai Giorgieness di lavorare al primo EP, NOIANESS, prodotto e registrato da Andrea Maglia e Luigi Galmozzi presso il Morbid Sound Studio di Milano nel novembre del 2012 e pubblicato il 31 maggio 2013. Passano due anni e la band torna in studio con una formazione rinnovata per le registrazioni dell’album d’esordio, tenutesi tra dicembre 2015 e gennaio 2016. A Giorgia D’Eraclea vanno ad aggiungersi Andrea De Poi (questa volta al basso), Davide Lasala (chitarre e tastiere) e Lou Capozzi (batteria), che costituiscono l’attuale formazione. LA GIUSTA DISTANZA esce nel 2016, anticipato dai singoli “K2”, “Non ballerò” e “Come se non ci fosse un domani” . La band va in tour a supporto del disco, e il 19 maggio 2017 pubblica il singolo “Dimmi dimmi dimmi”, canzone originariamente scritta per il primo album. Il secondo album, SIAMO TUTTI STANCHI, vede la luce il 20 ottobre 2017, anticipato dal singolo “Calamite”, prodotto e registrato da Davide Lasala presso lo studio EDAC. Il 3 maggio 2018 i Giorgieness annunciano il loro secondo EP, contenente tre remix e un brano inedito, “Questa città”. Il disco, intitolato NUOVE REGOLE, è stato prodotto in parte a Los Angeles dai produttori statunitensi Bryan Senti e Justin Moshkevich.

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KOHLHAAS

Kohlhaas nasce dall'opera di Heinrich von Kleist e prende forma, nel racconto di Marco Baliani, come una riscrittura che affonda le radici nella narrazione originale per sviluppare una voce propria. Alla struttura della vicenda si innestano immagini, metafore e percorsi narrativi maturati attraverso l'esperienza teatrale e poetica dell'autore, in un testo che negli anni ha continuato a trasformarsi davanti a pubblici e contesti sempre diversi. Al centro c'è una storia realmente accaduta nella Germania del Cinquecento: un sopruso che, non trovando risposta attraverso gli strumenti del diritto, innesca una catena di violenze sempre più difficili da arginare. Michael Kohlhaas agisce in nome di un'idea di giustizia concreta e terrena, ma il confine tra la ricerca di giustizia e il diventare giustiziere si fa progressivamente più incerto, fino all'esito tragico della vicenda. Nel racconto ricorre l'immagine del cerchio del cuore accostato a quello del recinto dei cavalli, simbolo di un senso della giustizia profondamente umano. Intorno a Kohlhaas si costruisce così la figura ambigua di un uomo che può apparire insieme vittima, ribelle ed eroe del proprio tempo. Le domande che attraversano la sua storia restano aperte: che cos'è la giustizia? Fin dove ci si può spingere per difenderla? Per Marco Baliani, questi interrogativi hanno rappresentato anche un modo per confrontarsi con i conflitti che hanno segnato la sua generazione, dagli anni del Sessantotto alle lacerazioni degli anni Settanta. Un tema antico, conservato nella sua dimensione tragica, che continua a rinnovarsi ogni volta che viene raccontato.

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PASSATO REMOTO

Passato Remoto è un monologo teatrale di Oscar De Summa che intreccia autobiografia, racconto performativo e riflessione sul tempo e sulla memoria. Al centro dello spettacolo c’è un incidente stradale vissuto dall’autore a diciotto anni: un’esperienza limite che interrompe la continuità della vita e modifica profondamente il modo di percepire il tempo, il corpo e la realtà.

Da questo episodio prende forma un racconto che non cerca semplicemente di ricostruire il passato, ma esplora ciò che il ricordo lascia emergere nel presente. Il trauma diventa così una frattura attraverso cui affiorano immagini, rituali antichi, figure legate al lutto e memorie che sembrano appartenere a un tempo più ampio di quello individuale.

Il monologo si muove tra memoria personale e memoria collettiva, alternando momenti di intensa riflessione a passaggi più brillanti e ironici. La ricerca di un significato all'esperienza vissuta porta Oscar De Summa a confrontarsi anche con la medicina alternativa e con il pensiero transgenerazionale, tra teorie, coincidenze e ipotesi sorprendenti.

Una data che si ripete a distanza di generazioni apre la possibilità di interrogarsi sull'eredità degli eventi e sulla capacità del corpo di conservare tracce di ciò che non è stato elaborato. Non una spiegazione definitiva, ma uno spazio narrativo in cui il tempo può tornare indietro, ripetersi e interrompersi.

Anche la dimensione sonora contribuisce a costruire questo spazio instabile. Parole, silenzi, suoni e intrusioni musicali interrompono la continuità del racconto, creando una scena in cui il tempo non procede in linea retta, ma avanza per scarti, ritorni e ripetizioni.

Passato Remoto è un viaggio teatrale tra trauma, memoria e identità, capace di tenere insieme profondità e ironia. Un monologo contemporaneo che parte da un'esperienza personale per interrogarsi su ciò che ereditiamo, su ciò che ricordiamo e su ciò che continua a ritornare nel tempo.

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