GNANCANABUSìA

Spettacolo per oggetti, materia e voci

Spettacolo vincitore del “Presente Futuro Prize” – Festival Internazionale Presente Futuro 25, Teatro Libero di Palermo. Finalista Intransito 2025/Teatro Akropolis

Tratto da “Gnanca nà busia” di Clelia Marchi

“Care Persone Fatene Tesoro Di Questo Lenzuolo Chè C’è Un Pò della Vita
Mia; è Mio Marito; Clelia Marchi (72) anni hà scritto la storia della gente
della sua terra, riempendo un lenzuolo di scritte; dai lavori agricoli, agli
affetti, dai filos, alla qucina, e alle feste popolari: À scritto tutta una storia;
una avventura, nei sacrifici, nelle sofferenze di ogni giorno; ogni riga si svolge
sul filo della sincerità: come pure il titolo del mio lenzuolo libro: ‹ Gnanca
nà busia › non o raccontato: gnanca nà busia nè par mi; nè ai lettori!!!”

Un lenzuolo apre la scena. Quattro donne ne svelano la storia attorno a un tavolo di legno consumato dal tempo. Tra le trame del tessuto, il coro scopre e racconta la vita di Clelia Marchi, di suo marito Anteo Benatti, della gente della loro terra e di tutte le terre sopraffatte: una storia contadina di miseria, guerra, diseguaglianza di genere e sociale, ma anche di forza d’animo, memoria e amore.

Le quattro donne si fanno traduttrici, portavoce e rapsodi di questa memoria e, nel riportarla alla luce, segnano, sporcano e animano il lenzuolo, che si tinge e si trasforma: il tessuto comincia a raccontare. Gli oggetti di uso quotidiano si fanno così portatori di una storia che va al di là della loro funzione, diventando simbolo di un’intera comunità.

Attraverso azioni circolari e ripetitive, il coro riproduce il lavorìo costante della vita di Clelia: dall’aratura dei campi al roteare dell’arcolaio, dal mietere e raccogliere al rattoppare gli indumenti. Materia, oggetti, parola e canto si intrecciano in un racconto di lavoro, dolore, sopportazione e amore, per testimoniare che si può vivere una vita immiserita e brutale e continuare a misurare il proprio valore di esseri umani in base a quanto si è capaci di amare.

Potrebbero interessarti

Corto Circuito

STORIA DI UN IMPIEGATO

Pubblicato nel 1973, Storia di un impiegato racconta una ribellione immaginata, tentata, fallita e infine, paradossalmente, compiuta. Al centro c'è un impiegato, figura emblematica della società borghese degli anni Settanta, attraversata dalle tensioni politiche e sociali del tempo. Attraverso le canzoni dell'album, Fabrizio De André segue il percorso di un uomo che cerca un'alternativa alla passività e all'isolamento.

Lo spettacolo mette in dialogo quell'universo con il presente. Le canzoni, riarrangiate ed eseguite dal vivo, si intrecciano alla storia di un impiegato di oggi, un uomo comune alle prese con la difficoltà di trovare un senso di appartenenza, con la solitudine e con il rapporto problematico con la società che lo circonda. Ne nasce un confronto tra le domande poste dall'album e i conflitti che continuano ad attraversare il presente, dove le piccole battaglie quotidiane si consumano spesso nel silenzio.

calendar icon08 aprile 2027
map iconMonastero Bormida - Teatro Comunale
clock icon21:00
Corto Circuito

LA CASTELLANA, UN NOIR

Prigioniera della propria bellezza e dei privilegi acquisiti con il matrimonio, la contessa ungherese Erzsébet Báthory è convinta che il sangue delle giovani vergini possa conservarne l'avvenenza. Nel suo castello costruisce così un sistema di adescamento e sterminio che, secondo i documenti del processo, avrebbe causato centinaia di vittime. Nel tempo della scena, la contessa è rinchiusa in una stanza del castello insieme al fedele complice nano Janos, mentre gli armigeri sono giunti per arrestarla. Rivolgendosi al Capitano, ripercorre la propria storia e le ragioni che l'hanno condotta fino a quel momento. Attraverso il racconto emergono il rapporto con la bellezza, l'ossessione per l'immagine e una solitudine alimentata dal desiderio di preservare sé stessa a ogni costo.

calendar icon20 marzo 2027
map iconMonastero Bormida - Castello
clock icon16:30
Corto Circuito

DIVA

Meglio all'inferno sui tacchi che in cielo in ballerine

Greta Sofia si presenta a un gruppo di persone convinta di trovarsi in un luogo preciso ma… tra una battuta e una confessione lascia emergere la persona dietro il personaggio. L'infanzia in provincia, il rapporto con la famiglia, gli amori sbagliati, il corpo, la religione, il desiderio di essere riconosciuti, le identità, i tabù e le contraddizioni del presente diventano materia teatrale in un flusso continuo di comicità, vulnerabilità e feroce autoironia. "Diva" è uno spettacolo che usa la risata per raccontare ciò che normalmente viene nascosto. Perché ogni ferita, se attraversata con sincerità, può trasformarsi in spettacolo.

calendar icon25 ottobre 2026
map iconOmegna - Teatrino del Mastronauta
clock icon21:00

Rimani aggiornato sulle novità!

Rimani aggiornato sulle novità!