Due donne, attrici e amiche di lunga data, si ritrovano dopo trent'anni. Non attendono nessuno: si muovono piuttosto come equilibriste sulla soglia incerta del tempo, dentro una realtà fatta di istanti presenti che si sovrappongono e si frammentano.
ll mito di uno sfuggente american dream; la libertà delle highways contrapposta all’oscurità delle strade di periferia, dove giovani amanti si fanno promesse di una vita migliore; la dura esistenza dei lavoratori e dei disoccupati; la ricerca perenne di una promised land. Dall’appassionata ricerca giovanile di “Greetings from Asbury Park” all’amara constatazione della maturità di “The Ghost of Tom Joad”, Bruce Springsteen traccia, con le sue canzoni e con la sua stessa vita, la parabola di un grande romanzo americano.
Growin’ up racconta com’è cominciato tutto, il primo capitolo di questo strepitoso romanzo, l’inizio della parabola: quando ancora nessuno lo chiamava The Boss; prima della consacrazione definitiva di “Born to Run”; prima ancora che il critico Jon Landau, “con i polpastrelli delle dite anestetizzati dopo il tanto tambureggiare sulla poltrona per battere il tempo”, scrivesse sulla tastiera della sua temutissima Remington: «Stasera ho visto il futuro del rock ’n’ roll: il suo nome è Bruce Springsteen».
Due donne, attrici e amiche di lunga data, si ritrovano dopo trent'anni. Non attendono nessuno: si muovono piuttosto come equilibriste sulla soglia incerta del tempo, dentro una realtà fatta di istanti presenti che si sovrappongono e si frammentano.
Mio Eroe è uno spettacolo teatrale di e con Giuliana Musso, con la regia della stessa artista e la collaborazione alla drammaturgia di Alberto Rizzi. Al centro dello spettacolo c’è la guerra contemporanea, il soggetto è ispirato alla biografia di alcuni dei 53 militari italiani caduti in Afghanistan durante la missione ISAF (2001- 2014), la voce è quella delle loro madri. Le madri testimoniano con devozione la vita dei figli che non ci sono più, ne ridisegnano il carattere, il comportamento, gli ideali. Costruiscono un altare di memorie personali che trabocca di un naturale amore per la vita. Cercano parole e gesti per dare un senso al loro inconsolabile lutto ma anche all’esperienza della morte in guerra, in tempo di pace. Nell’alveo di questi racconti intimi, a tratti lievi a tratti drammatici, prende però forza e si fa spazio un discorso etico e politico. In Mio Eroe, la voce stigmatizzata della madre dolorosa, da sempre sequestrata nello spazio dei sentimenti, si apre un varco, esce dagli stereotipi, e si pone interrogativi puntuali sulla logica della guerra, sull’origine della violenza come sistema di soluzione dei conflitti, sul mito dell’eroe e sulla sacralità della vita umana. Il dolore delle madri può superare la retorica militaristica che ci impedisce di ragionare sulla guerra quando siamo difronte al feretro coperto dal tricolore e affonda con la forza dei sentimenti in una più autentica ricerca di verità. In queste testimonianze femminili il tema della pace e il tema della maternità risuonano per quello che ancora sono: pubblicamente venerati e segretamente dileggiati. Solo alla fine del monologo sarà forse visibile, come una filigrana in controluce, che la voce delle madri piangenti è la voce della razionalità umana.
Pierino e il lupo di Sergej Prokof’ev è un concerto teatrale che unisce musica, narrazione e comicità. Attraverso la celebre fiaba musicale, ogni strumento prende voce e diventa un personaggio, permettendo al pubblico di riconoscerne il timbro e scoprirne le caratteristiche. A guidare il racconto è un’attrice e clown, che entra nella storia e dialoga con la musica, trasformando l’ascolto in un’esperienza scenica fatta di gioco, suoni e comicità.