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Giacomo è un ex comandante di marina, eccentrico e sognatore, che non si arrende ai suoi ottant’anni ma continua a vedere al di là della propria quotidianità. È nonno di  Carletto, al quale vuole insegnare l’importanza dei sogni e della conquista della felicità. Giacomo ha una famiglia comune: una figlia, in crisi con il marito, un nipote adorato, una moglie ancora giovane che è sempre via di casa, una vicina sognatrice e carina e un fratello, Serafino. Quest’ultimo è genovese ma parla con forte accento calabrese, in quanto è stato sposato con Carmela, donna defunta, la quale non comprendeva l’italiano. È un uomo con i piedi per terra, che si contrappone a suo fratello Giacomo, uomo dall’animo romantico e intenso. Due fratelli, che sul finire della vita, sentono ancora la voglia di comprenderla e di carpirne l’essenza. 

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TECNICHE DI LAVORO DI GRUPPO

per uno schiuma party

Il sogno di Pietro è sempre stato quello di insegnare. Italiano, matematica, filosofia... e poi teatro. Lasciare il segno, dicono i latini. Una passione.

Nel 2021 viene ingaggiato da una scuola media della provincia comasca. La stessa che ha frequentato da adolescente. In cui però qualcosa è cambiato.

Qui non insegna teatro: i genitori non vogliono, lo trovano inutile. Qui insegna TECNICHE DI LAVORO DI GRUPPO.

E dopo un percorso di insegnamento, di affiancamento ad una classe durato più di tre anni, nasce questo lavoro.

Un progetto che pone al centro il dialogo con le nuovissime generazioni: il loro modo di vedere il mondo e concepire, a confronto di quello del protagonista, un ragazzo di 25 anni, che un posto nel mondo ancora lo sta cercando.

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LA TRAIETTORIA CALANTE

Genova, 14 agosto 2018: a Genova crolla rovinosamente il ponte Morandi con la conseguenza tragica di 43 vittime. Il lavoro di Pietro Giannini, in forma di monologo dalla forte impronta di inchiesta civile, ci restituisce la cronaca di una tragedia annunciata. Il racconto ripercorre le tappe di una tradizione tutta italiana di incuria, malaffare, capitalismi degenerati e leggi ad personam. Il giovane attore e drammaturgo, nato a Genova nel 2000, ricostruisce la vicenda del ponte dalla sua costruzione al tragico epilogo, mettendo in fila le figure e i dettagli di una traiettoria calante, ovvero l’esito fallimentare di un’impresa costata la vita a 43 persone Nel lavoro - scritto e interpretato dal giovane attore e drammaturgo genovese Pietro Giannini - si ripercorrono le tappe di quella tragica vicenda con dettagli, vicende e documenti a partire dalla costruzione del Ponte tra il 1963 e il 1967, ricostruiti insieme al Comitato Ricordo Vittime Parenti Ponte Morandi. La narrazione procede dando forma a un monologo che, a tratti, risuona con toni di satira amara e crudele, ripercorrendo una storia paradigmatica del nostro Paese, tra vittime e colpevoli, demagogia e menzogne, corruzione e omissioni, cercando una motivazione a ciò che è ancora oggi sembra impossibile da spiegare. «Il crollo del ponte scatena un effetto domino che investe le persone e le cose – afferma Pietro Giannini - La traiettoria calante può accettare sul palcoscenico un solo corpo, un unico testimone inerme, un Amleto moderno perseguitato dai fantasmi di chi era prima di lui ed ora non è più. La scena (del crimine) è nuda, niente più è rimasto; dopo le macerie, neanche più ricostruzione. In questo logorante vuoto, nell’assordante rumore dell’assenza, l’interprete può solo cercare di fuggire il buio attraverso la testimonianza, qualunque essa sia».

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