I PUPI

Le donne, i cavallier, l’arme, gli amori…

Rappresentare grandi storie attraverso corpi minuti è ciò che muove la tradizione dei pupi da secoli, inglobando le avventure, le sconfitte, le vicissitudini o forse più semplicemente le vite di persone e personaggi in scala ridotta. Con i loro corpi, retti da fili e attraversati da un’asta di ferro dal cranio al bacino, i pupi tentano di rispecchiare l’essere umano tanto a livello strutturale quanto metaforico. Quel che accade nel processo coreografico è una trasformazione all’inverso, la visualizzazione di una linea sottile che mette in discussione l’istantaneità dell’agire, in cui rintracciare le possibili declinazioni di movimento nella postura del pupo. Partendo da questa immagine di fondo, il danzatore entra nella forma del pupo, fa propria la sua postura, si muove in autonomia pur rimanendo mosso da altro: è dunque sia puparo che pupo di sè stesso. Calata in una dimensione narrativa, la caratterizzazione del gesto si fonde con la ricerca del personaggio che segue il filo ideale di una storia, quella dell’Orlando Furioso. Un racconto camuffato, fatto di substrati comici e drammatici, di paesaggi che compaiono e scompaiono all’istante, diventa l’occasione per approfondire e dettagliare le dinamiche spaziali e temporali utili per far emergere una qualità di movimento che possa richiamare il pupo. Lavorando sulle sospensioni, sull’idea di essere mossi dall’esterno, sulla riduzione dello sforzo muscolare a favore delle articolazioni, sul contrasto della forza di gravità, la scena abitata dai pupi si muove fra tensione e leggerezza, un luogo dove poter esplorare i racconti che ogni individuo porta con sé.

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Quattro quadri si susseguono come tappe di un percorso sensoriale che alterna rigore e slancio, sogno e materia, passione e leggerezza. I corpi disegnano architetture in movimento, attraversano tensioni ed equilibri e si confrontano con il suono in una relazione continua. La scena si sposta poi in uno spazio sospeso tra memoria e immaginazione, tra fiaba e realtà. Il ritmo accelera e la coreografia si radica in immagini di fuoco, terra e passione. Nell'ultima parte, i corpi sembrano dissolversi tra ombre, riflessi e vibrazioni sonore, fino a un finale che riporta al centro la presenza fisica della danza. PLAY_BACH DIVERTISSEMENT Gli studi dedicati a Bach diventano una pratica coreografica in continua trasformazione, un territorio aperto in cui la ricerca non si conclude ma continua a evolversi. Il lavoro nasce dal tentativo di dare forma visiva all'emozione contenuta nella partitura, traducendo in danza le sfumature e le tensioni suggerite dalla musica.
Violenza e dolcezza, presenti nella vibrazione sonora, trovano una corrispondenza nei corpi dei danzatori, generando movimenti che attraversano nuove frequenze fisiche e percettive. La presenza della musica dal vivo intensifica questo dialogo: il suono accompagna il danzatore nello spazio e ne orienta l'ascolto, mentre il movimento modifica la percezione stessa dell'esecuzione musicale.

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