Lo spettacolo, tratto da Chicchi la resistente di Anita Ginella, ripercorre la vicenda di Teresa Mattei, la più giovane madre costituente e partigiana conosciuta con il nome di battaglia Chicchi.
Una donna sulla riva del mare con un Bambolo gonfiabile. Lei non sa nuotare. Lui neppure. I suoi occhi senza sguardo sono gli unici occhi da cui la donna riesce a farsi guardare. La relazione esiste da più di diecimila anni. Questo amore è difficilmente degradabile, come la plastica. Come un’illusione. Attraverso la comica tragedia di un amore impossibile, il testo affronta la patologia dell’anoressia, intesa nell’accezione di sintomo e difesa a seguito di un abuso avvenuto nell’infanzia.
Lo spettacolo, tratto da Chicchi la resistente di Anita Ginella, ripercorre la vicenda di Teresa Mattei, la più giovane madre costituente e partigiana conosciuta con il nome di battaglia Chicchi.
Lo spettacolo intreccia il mito di Medea con le storie contemporanee delle donne vittime di tratta e sfruttamento sessuale. In scena, Comaneĉi dà corpo a una figura sradicata, straniera, invisibile, trasformando il mito antico in uno strumento per interrogare il presente. «Attraverso il racconto di questa Medea contemporanea – scrive il regista - abbiamo provato a leggere e a raccontare, oltre la superficie, la storia di alcune migliaia di esseri umani partiti dai loro paesi con un sogno che all’arrivo qui in Italia si è rivelato un incubo. Nel grande mare del tema delle migrazioni, abbiamo messo a fuoco il fenomeno che riguarda quelle donne, sconosciute eppure in qualche modo familiari, quasi elementi di un arredo urbano cui siamo assuefatti». Medea, 10 anni di strada unisce teatro di ricerca, impegno civile e grande forza interpretativa, continuando ad interrogare il presente attraverso il teatro.