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IL GATTO CON GLI STIVALI

Si apre in maniera familiare con un attore che comincia a modo suo il racconto della fiaba. Viene però sostituito da un secondo narratore che lo corregge e imposta la storia dal proprio punto di vista. La terza versione, quella giusta, dà inizio al vero e proprio  spettacolo e all’entrata in scena dei burattini. Beppino, il figlio minore del mugnaio, ha avuto in eredità soltanto un gatto e non se ne dà pace.  L’animale, parlante, però si mostra subito ben determinato, si mette vestito e stivali  e subito cattura una lepre da regalare al Re, dopo una scena buffa con una sciocca guardia. Poi, dopo avere rassicurato il padrone, cattura una seconda preda: una pernice, e torna a farne omaggio al sovrano. Ci è piaciuto non far finire in pentola i due doni, invero selvaggina assai prelibata, anche questo per la volontà già evidenziata di attenuare il forte cinismo del gatto arrivista. Il Re è riconoscente e medita di far sposare la figlia al gentilissimo Marchese che gli ha inviato i due regali.  Allora il Gatto fa spogliare Beppino dei suoi poveri panni, lo manda a tuffarsi nel fiume e inscena un quasi affogamento per ottenere dal Re degli abiti degni di un giovane nobiluomo.
Qui entrano in gioco i bimbi del pubblico che, istruiti a dovere, testimoniano che tutte le terre attorno al teatrino, che il sire sta visitando, appartengono al Marchese di Carabà. Il Gatto ora deve procurare un Castello degno del suo nobile padrone: cerca in uno strano Convento di frati, poi nella casetta di una vecchia sorda, infine si addormenta.
Il pubblico lo fa risvegliare e per incanto ecco il Castello dell’Orco.  Giocando sulla vanità e l’arroganza dell’omaccione, sempre con l’intervento dei bambini,  il Gatto conquista una prestigiosa dimora per l’ingenuo padrone.  Appena in tempo perché arrivano il Re, la figlia e  Beppino. Si parla già di fidanzamenti, di nozze e di cerimonie, ma il ragazzo ha bisogno di dire la verità e rivela di essere uno spiantato arrivato fin lì grazie alle astuzie del servitore animale. Commosso da tanta sincerità il Re non si oppone al fidanzamento e dà inizio alla festa finale e ai ringraziamenti di rito.

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