In una cantina che è insieme rifugio, mondo parallelo e luogo della mente, vive Fortunello. Le sue giornate scorrono tra presenze, ricordi, immaginazione e incontri che sembrano affiorare da uno spazio in cui realtà e artificio convivono senza confini netti. Al centro dei suoi pensieri c'è un sogno preciso: diventare concierge in un grande albergo.
Quell'albergo è Hotel Borges, un edificio-labirinto che riflette la complessità del mondo e la sua moltitudine. Fortunello lo immagina come il luogo in cui perdersi per comprendere qualcosa di essenziale: l'impossibilità di esercitare un controllo assoluto sulle persone e sulle cose. Nella sua testa custodisce una pietra d'oro che contiene l'intero cosmo, ma il giorno del suo diciottesimo compleanno, mentre si trova sulla soglia dell'età adulta, qualcuno vorrebbe portarlo fuori dalla cantina e privarlo di quel tesoro.
Liberamente ispirato all'universo di Borges e attraversato dalle suggestioni di altri visionari come Cocteau, Petrolini, Sgorbani, Fellini e Arrabal, Hotel Borges procede per immagini, deviazioni e metamorfosi. Figure storiche e mitologiche, animali, vivi e morti condividono lo stesso spazio, mescolandosi in una dimensione dove i ricordi possono essere deformati dalla fantasia e il nonsenso convive con la fragilità umana.
Attraverso il percorso di Fortunello emergono domande concrete: come trovare il proprio posto tra gli altri? Che cosa accade quando il mondo esterno sembra non essere fatto su misura per noi? In scena, Davide Giglio dà corpo a una drammaturgia fluida che segue il tentativo di un giovane uomo di attraversare il passaggio verso l'età adulta senza rinunciare alla propria visione del mondo.