Tutto accade in un istante: il passaggio dalla vita alla non vita. Un momento che si dilata in un tempo sospeso, dove ogni cosa sembra fermarsi. In quello spazio, Giulio Monteverde ripercorre i passaggi più significativi della propria esistenza.
Liberamente ispirato all’omonima opera di José Saramago, questo progetto coreografico si inscrive all’interno di un lavoro artistico intorno al tema del tempo, del suo scorrere e della condizione emotiva e sociale che innesca. Il racconto dell’isola sconosciuta, in particolare, concentra la propria ricerca sul rapporto con il tempo futuro, sulla condizione presente, sospesa e incerta, che traghetta le nostre esperienze verso i desideri e le speranze di là da realizzarsi.
Tutto accade in un istante: il passaggio dalla vita alla non vita. Un momento che si dilata in un tempo sospeso, dove ogni cosa sembra fermarsi. In quello spazio, Giulio Monteverde ripercorre i passaggi più significativi della propria esistenza.
Il 18 marzo 1978, due giorni dopo il rapimento di Aldo Moro, un giornalista del Messaggero, avvertito da una telefonata anonima, rinviene in un sottopassaggio di largo Argentina a Roma il primo comunicato delle Brigate Rosse. In una busta arancione sono custodite cinque copie del testo e una celebre Polaroid che ritrae Moro, seduto sotto la bandiera con la stella a cinque punte e la scritta “Brigate Rosse”. Da questa immagine simbolo prende avvio il lavoro del coreografo Padovani, che attraversa gli anni di piombo, restituendo con i movimenti dei corpi un intenso frammento di storia dell’Italia repubblicana.