IL VELENO DEL TEATRO

L’attore Gabriel De Beumont riceve un invito a palazzo da un misterioso mecenate e amante dell’arte. Al suo arrivo viene accolto da un cameriere fin troppo erudito con il quale dà il via ad un cinico gioco dialogico che, attraverso una serie di trappole retoriche, porta lentamente la vittima designata a perdersi in un pericoloso labirinto di apparenze.
Il testo descrive l’incontro fra la borghesia in ascesa e l’ormai decaduta nobiltà; sullo sfondo la Francia di fine Settecento, alle soglie della Rivoluzione Francese. Un duello di parole che indaga il senso stesso del fare teatro, la sua capacità di evocare atmosfere, storie e personaggi per farli “vivere” sulla scena, di mostrare gli aspetti più oscuri e inquietanti della natura umana, di esorcizzare i propri demoni attraverso la catarsi – al di là del bene e del male.

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Corto Circuito, Stagione 2026-2027, We Speak Dance

AMAZZONI

per la rassegna WE SPEAK DANCE Amazzoni porta in scena «corpi che si allenano alla libertà», nelle parole dell’artista Silvia Gribaudi, attraverso una pratica che si configura come un allenamento a stare insieme senza annullare le singolarità. Lo spettacolo rilegge il mito greco in chiave contemporanea, trasformando le Amazzoni da guerriere armate ad archetipo di donne che abitano lo spazio, il proprio corpo, la forza dei gesti senza temerne la complessità. Le sonorità vocali femminili, rielaborate elettronicamente, costruiscono un paesaggio sonoro polifonico e rituale; su questo battito pulsante, la danza scopre la parte più oscura e vulnerabile dell’essere umano, spaventosa ma capace di sovvertire tutto ciò che tenta di dominarla. AMAZZONI di Silvia Gribaudi, creato in dialogo con le danzatrici Marta Olivieri, Martina La Ragione, Sara Sguotti, Susannah Iheme e Vittoria Caneva, abita la scena come uno spazio da attraversare. Non occupa: espande. Non impone: insiste. È un gesto che si prende il diritto di esistere. “Corpi che si allenano alla libertà. Corpi che trasformano la resistenza in ritmo, la fatica in celebrazione. In scena, le performer si mettono in gioco come singolarità e come branco. La loro battaglia è una pratica, un allenamento costante a stare nel mondo con il proprio corpo intero. Unite e complici, combattono senza nemico. La loro rivoluzione non costruisce confini, ma apre frontiere. Insieme prendono il potere e lo trasformano in atto coreografico: lo attraversano, lo smontano, lo parodiano, lo ribaltano. La danza, qui, è un allenarsi a stare. A riprendersi il proprio spazio." Silvia Gribaudi

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LO SPIRITO DEL NATALE DETTO NAT

Osvaldo ha superato i sessant’anni e vive da solo. La moglie si è trasferita alle Canarie con un toy boy, mentre la figlia Lilli, alla quale è molto legato, riesce a occuparsi di lui solo tra i molti impegni della propria vita.

Con l’arrivo del periodo prenatalizio, Osvaldo riceve una visita inattesa: un personaggio che si presenta come lo “Spirito del Natale”, o più semplicemente Nat. La sua presenza cambia completamente l’attesa delle feste, ma c’è un problema: Nat è visibile e udibile soltanto da Osvaldo. Da questa situazione prendono forma equivoci e malintesi che coinvolgono soprattutto Lilli, sempre più preoccupata per la salute mentale del padre. Quando il Natale passa, tutto sembra tornare alla normalità. O forse no.

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