Con la regia del grande maestro Pierre Byland, assistito da Mareike Schnitker, Andrea Borgogno e Alessio Negro della compagnia Teatro del Fiasco di Alba affrontano e studiano il comportamento dell’uomo qualunque alle prese con alcuni grandi temi della vita quotidiana e contemporanea. Il pubblico diventa così osservatore di se stesso, della propria esilarante attesa, di qualcuno che stiamo aspettando e per il quale siamo pronti a tutto. E non sempre la vita va come si spera, non sempre le cose vanno per il verso giusto. Nonostante ciò, anche di fronte alla catastrofe, l’essere umano rimane ottimista e cerca di trovare una via di uscita, per sopravvivere. E il clown è testimone.
Con base ad Alba, il Teatro del Fiasco ha scelto di compiere una ricerca sulla commedia e la tragedia umana, senza mai cadere nel banale e ancor meno nel volgare, ponendo l’uomo e la donna al centro dell’attenzione, mostrando i loro limiti e le loro virtù sotto lo sguardo poetico che solo un clown può catturare. Il fiasco, la stupefazione, il malinteso e l’arte del cadere nella trappola sono alcuni degli elementi fondamentali della ricerca del proprio clown per raggiungere uno scopo finale, uno stato d’animo: l’urgenza di fare bene. Ovviamente senza disturbare.
Lo spettacolo, tratto da Chicchi la resistente di Anita Ginella, ripercorre la vicenda di Teresa Mattei, la più giovane madre costituente e partigiana conosciuta con il nome di battaglia Chicchi.
Un piccolo paese, a pochi minuti da Reggio Emilia, è stato teatro di lotte sociali, antifascismo e forti esperienze di comunità: incredibili accadimenti che a raccontarli ed enumerarli in fila si stenta a credere siano potuti accadere in un luogo così piccolo.
Una storia raccontata nell’arco di cent’anni, poi ramificata nella memoria e nella fantasia, dove il reale diventa leggenda e si trasforma in parabola. Massimiliano Loizzi racconta la storia di Fabbrico come una sorta di microcosmo della storia d’Italia, intrecciando episodi storici locali alla memoria collettiva nazionale: vite ordinarie, protagoniste di vicende straordinarie.
Non mette in scena una ricostruzione storica classica, bensì uno spettacolo meta-teatrale, in cui l’autore appare come un narratore, in piena crisi personale e politica, che cerca di realizzare un film sulla storia dell’Italia antifascista: il racconto di quel film immaginario diventa lo spettacolo stesso, in un personale connubio di satira, teatro civile e narrazione. I video presenti nello spettacolo, tratti da materiale di ricerca, diventano parte narrativa e protagonisti insieme all’attore in una scena dove si alternano immagini e parole.