La Cantiga de la Serena è un ensemble di musicisti e ricercatori del sud Italia (Puglia – Salento) che da anni si dedica al recupero ed alla rielaborazione della musica antica e tradizionale del bacino del Mediterraneo, vero e proprio ponte culturale tra Occidente e Oriente. Il repertorio si basa sui brani della tradizione popolare pugliese dal Salento al Gargano (canti ‘alla stisa’, ninnananne, tarantelle, pizziche)rielaborati ed eseguiti in una chiave elegante e raffinata accostati ad antiche cantighe e romanze sefardite – espressione della cultura e delle tradizioni degli ebrei spagnoli – a canti medievali cristiani di pellegrinaggio e devozione (Cantigas de Santa Maria, Llibre Vermell de Montserrat) e splendide melodie delle tradizioni provenzale, arabo-andalusa e irlandese.
Un viaggio millenario nella musica del Mediterraneo tra i ritmi ipnotici ed incantatori della tarantella del sud Italia, le ammalianti melodie ebraiche, la devozione dei pellegrini cristiani, la raffinata tecnica improvvisativa del maqam arabo, i tempi dispari della musica mediorientale e balcanica.
Musiche che celebrano semplicemente la vita quotidiana. Un esempio importante di come diverse culture e religioni possano convivere pacificamente e sopravvivere nei secoli attraverso l’esperienza musicale, ed al tempo stesso la testimonianza di un’epoca in cui le tradizioni musicali appartenenti a popoli differenti si mescolavano ed arricchivano a vicenda in maniera naturale.
La Cantiga de la Serena esegue questo repertorio utilizzando strumenti che appartengono a diverse culture musicali, lasciando ampio spazio ai momenti improvvisativi, alla libera espressione del proprio modo di sentire e filtrare questi antichi canti di amore, preghiera e gioia.
Metaforicamente Schiros è un monologo teatrale personale, ironico e commovente in cui Beatrice Schiros torna sul palcoscenico per raccontare la propria vita, tra ricordi, relazioni, perdite, cadute e nuove ripartenze.
Uno spettacolo che nasce come un vero e proprio rito psicomagico di ritorno al teatro: un atto curativo e intimo attraverso cui l’attrice fa pace con il palcoscenico dopo due anni di assenza e condivide con il pubblico fatti, aneddoti e momenti della propria esistenza.
In scena c’è solo Beatrice Schiros, insieme a uno sgabello e alle parole. La forma è quella essenziale del monologo teatrale, con elementi che richiamano la stand up comedy, ma anche il racconto autobiografico e il teatro d’attore.
A partire dalla perdita dei genitori e dal bisogno di fermarsi a fare il punto sul proprio percorso, Beatrice Schiros costruisce un racconto fuori dai denti e sfacciato, ma anche delicato e amaro. Un viaggio attraverso episodi personali e personaggi che, tra risate e lacrime, tocca alcuni dei grandi temi dell’esperienza umana.
Le relazioni, la famiglia, i genitori, il dolore, la perdita, gli errori e la capacità di rialzarsi diventano così materia teatrale. La storia di Beatrice è personale, ma riesce a diventare universale: nel racconto della sua vita, il pubblico può riconoscere qualcosa di sé.
Metaforicamente Schiros è uno spettacolo teatrale appassionante, esilarante e commovente, costruito sul forte rapporto empatico tra attrice e pubblico. Un monologo denso di vita che porta al cuore del teatro attraverso la presenza scenica di Beatrice Schiros, qui per la prima volta anche autrice insieme a Gabriele Scotti.
Un piccolo paese, a pochi minuti da Reggio Emilia, è stato teatro di lotte sociali, antifascismo e forti esperienze di comunità: incredibili accadimenti che a raccontarli ed enumerarli in fila si stenta a credere siano potuti accadere in un luogo così piccolo.
Una storia raccontata nell’arco di cent’anni, poi ramificata nella memoria e nella fantasia, dove il reale diventa leggenda e si trasforma in parabola. Massimiliano Loizzi racconta la storia di Fabbrico come una sorta di microcosmo della storia d’Italia, intrecciando episodi storici locali alla memoria collettiva nazionale: vite ordinarie, protagoniste di vicende straordinarie.
Non mette in scena una ricostruzione storica classica, bensì uno spettacolo meta-teatrale, in cui l’autore appare come un narratore, in piena crisi personale e politica, che cerca di realizzare un film sulla storia dell’Italia antifascista: il racconto di quel film immaginario diventa lo spettacolo stesso, in un personale connubio di satira, teatro civile e narrazione. I video presenti nello spettacolo, tratti da materiale di ricerca, diventano parte narrativa e protagonisti insieme all’attore in una scena dove si alternano immagini e parole.