LA CLASSE

Un docupuppets per marionette e uomini

La classe è un docupuppets fatto da pupazzi e uomini, ma anche un rito collettivo in bilico tra La classe morta di Kantor e I cannibali di Tabori. Interpretati da pupazzi in mano mossi da un misterioso deus ex machina, questi ricordi/pezzi di legno si muovono senza pathos su dei tavolacci che ricordano i banchi di scuola, i tavoli da macello o i tavoli operatori di qualche esperimento che fu. Tutt’intorno silenzio. Solo rumori di matite che scrivono e di compagni che respirano. I genitori sono assenti, non pervenuti. Sono solo disegnati su un cadavere di lavagna, ma ben presto cancellati. Fabiana Iacozzilli indaga il rapporto tra la nostra infanzia e il diventare adulti: che cosa rimane dentro di noi delle esperienze e delle conoscenze acquisite da bambini?

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Corto Circuito

L’AMICO RITROVATO

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Corto Circuito, Stagione 2026-2027, We Speak Dance

AMAZZONI

per la rassegna WE SPEAK DANCE Amazzoni porta in scena «corpi che si allenano alla libertà», nelle parole dell’artista Silvia Gribaudi, attraverso una pratica che si configura come un allenamento a stare insieme senza annullare le singolarità. Lo spettacolo rilegge il mito greco in chiave contemporanea, trasformando le Amazzoni da guerriere armate ad archetipo di donne che abitano lo spazio, il proprio corpo, la forza dei gesti senza temerne la complessità. Le sonorità vocali femminili, rielaborate elettronicamente, costruiscono un paesaggio sonoro polifonico e rituale; su questo battito pulsante, la danza scopre la parte più oscura e vulnerabile dell’essere umano, spaventosa ma capace di sovvertire tutto ciò che tenta di dominarla. AMAZZONI di Silvia Gribaudi, creato in dialogo con le danzatrici Marta Olivieri, Martina La Ragione, Sara Sguotti, Susannah Iheme e Vittoria Caneva, abita la scena come uno spazio da attraversare. Non occupa: espande. Non impone: insiste. È un gesto che si prende il diritto di esistere. “Corpi che si allenano alla libertà. Corpi che trasformano la resistenza in ritmo, la fatica in celebrazione. In scena, le performer si mettono in gioco come singolarità e come branco. La loro battaglia è una pratica, un allenamento costante a stare nel mondo con il proprio corpo intero. Unite e complici, combattono senza nemico. La loro rivoluzione non costruisce confini, ma apre frontiere. Insieme prendono il potere e lo trasformano in atto coreografico: lo attraversano, lo smontano, lo parodiano, lo ribaltano. La danza, qui, è un allenarsi a stare. A riprendersi il proprio spazio." Silvia Gribaudi

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Corto Circuito

DORA PRO NOBIS

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