Due donne, attrici e amiche di lunga data, si ritrovano dopo trent'anni. Non attendono nessuno: si muovono piuttosto come equilibriste sulla soglia incerta del tempo, dentro una realtà fatta di istanti presenti che si sovrappongono e si frammentano.
I tempi moderni sembrano oramai travolti da una inquietante ansia di sapere costantemente cosa faccia l’altro, dove si trovi, a cosa stia pensando… La bellezza di un incontro inaspettato, la purezza di un gesto casuale o la condivisione di un pensiero nella distanza sembrano oramai concetti fuori moda, anzi…Demodè! I due eccentrici protagonisti fuori dal tempo raccontano una storia, o forse più di una, immersi in un contesto fantasioso e originale composta da una struttura che racchiude un mondo fatto di ironica follia, poetica musicale e vertiginose destrezze. Lancio di coltelli, verticali e giocoleria si combinano ad una sinfonia di imprevisti eseguita dal vivo a suon di violino, chitarra, loop station e beat box.
Due donne, attrici e amiche di lunga data, si ritrovano dopo trent'anni. Non attendono nessuno: si muovono piuttosto come equilibriste sulla soglia incerta del tempo, dentro una realtà fatta di istanti presenti che si sovrappongono e si frammentano.
Marcello vive una vita come tante altre ma non può per sua natura essere al passo con gli altri. Vive ad una latitudine emotiva non comune. Prigioniero del suo sguardo limpido ed elegante si scontra inevitabilmente contro il torpore generale e la grossolanità degli esseri umani.
Lo spettacolo intreccia il mito di Medea con le storie contemporanee delle donne vittime di tratta e sfruttamento sessuale. In scena, Comaneĉi dà corpo a una figura sradicata, straniera, invisibile, trasformando il mito antico in uno strumento per interrogare il presente. «Attraverso il racconto di questa Medea contemporanea – scrive il regista - abbiamo provato a leggere e a raccontare, oltre la superficie, la storia di alcune migliaia di esseri umani partiti dai loro paesi con un sogno che all’arrivo qui in Italia si è rivelato un incubo. Nel grande mare del tema delle migrazioni, abbiamo messo a fuoco il fenomeno che riguarda quelle donne, sconosciute eppure in qualche modo familiari, quasi elementi di un arredo urbano cui siamo assuefatti». Medea, 10 anni di strada unisce teatro di ricerca, impegno civile e grande forza interpretativa, continuando ad interrogare il presente attraverso il teatro.