Dalle parole di Gino Strada nasce uno spettacolo di teatro civile in cui la voce di Elio Germano e la musica di Teho Teardo costruiscono una narrazione intensa delle esperienze che hanno condotto un giovane chirurgo da Sesto San Giovanni a paesi lontani devastati dalla guerra, seguendo un’idea semplice: salvare vite umane e lottare per i loro diritti.
«Gli impegni internazionali, gli equilibri geopolitici, la deterrenza… persino i posti di lavoro vengono evocati da decenni per dire che no, non è possibile togliere soldi alla guerra», scrive Strada, lasciando risuonare una domanda ancora urgente: «è arrivato il momento di decidere che priorità ci diamo come società: la vita delle persone o la guerra?».
Un groviglio di corpi invade lo spazio scenico e si trasforma continuamente. I movimenti, inizialmente incerti e primordiali, acquistano poco a poco ritmo e coordinazione, mentre prende forma una domanda: si tratta di un unico essere o di due individui distinti?
Tullio Solenghi continua il suo viaggio nella storia del teatro italiano. Dopo aver riportato in scena, con incredibile successo, una formidabile trilogia di spettacoli di Gilberto Govi – in un omaggio in cui assumeva fattezze e modi del burbero genio del teatro popolare genovese – Solenghi affronta da par suo un altro memorabile titolo: I due gemelli veneziani, commedia scritta nel 1747 da Carlo Goldoni.