Serena Balivo, già Premio Ubu come migliore attrice under35 e Premio Ivo Chiesa, dà corpo e voce a una donna non più giovane che ogni domenica va a pranzo dai genitori ultranovantenni, forse i veri protagonisti del delicato e umoristico testo di Mariano Dammacco.
I genitori sanno che presto dovranno affrontare la morte, il nulla forse o magari un’altra vita, e così non parlano d’altro, arrivando pian piano a incarnare tutte le madri, tutti i padri e tutti noi davanti all’ignoto.
Ci si immerge così in un rito che appartiene a molti, il pranzo della domenica, nella sua forma ultima, con una coppia di anziani e la loro figlia in attesa di separarsi.
Tutto accade in un istante: il passaggio dalla vita alla non vita. Un momento che si dilata in un tempo sospeso, dove ogni cosa sembra fermarsi. In quello spazio, Giulio Monteverde ripercorre i passaggi più significativi della propria esistenza.
Nel 2026 la compagnia Zerogrammi compie 25 anni. Un quarto di secolo di creazioni, di corpi che attraversano la scena in cerca di leggerezza, di storie che tengono insieme ironia e fragilità, disciplina e stupore. Per celebrare questo anniversario, nell’ambito del progetto Past Forward – il percorso che la compagnia dedica alla riattivazione e alla trasmissione del proprio patrimonio coreografico – torniamo al punto d’origine: “Zerogrammi”, la prima creazione firmata nel 2005, il seme da cui tutto ha preso forma. Riportare in vita questo lavoro significa rientrare in una stanza della memoria ancora piena di luce. Significa ritrovare l’urgenza giocosa di due giovani artisti che cercavano una danza capace di volare senza staccarsi da terra, una poesia fatta di oggetti semplici, di gag delicate, di un’umana leggerezza che nel tempo è diventata cifra poetica della compagnia. Oggi, vent’anni dopo la sua nascita, Zerogrammi torna in scena come un album di fotografie che non ha perso colore: uno spettacolo che continua a parlarci, a commuoverci, a ricordarci perché abbiamo iniziato a danzare.
Stefano Mazzotta