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LA RISATA NOBILE

Da Aristofane ad Achille Campanile

La risata è una rivoluzione senza effetti collaterali. Ce n’è sempre bisogno: salva la vita. Ma il suo potere eversivo l’ha sempre resa invisa ai potenti. Sarà per questo che la letteratura comica è sempre stata una Cenerentola.

Tullio Solenghi con “La risata nobile” vuole restituirle il rango che merita e da Cenerentola trasformarla in principessa. Il viaggio è lungo, tanti hanno messo su carta la risata che rende liberi: da Aristofane a Marziale e Catullo, passando per Cecco Angiolieri, fino ad arrivare ad Achille Campanile, Ennio Flaiano, Metz, Umberto Eco e poi Stefano Benni, Gino e Michele, Umberto Simonetta, Vaime, Paolo Villaggio. Tante penne e tanti guizzi di intelligenza indomabili. Sulla scomparsa della “Commedia” di Aristotele, Umberto Eco ha concepito un best seller come “Il nome della rosa”, dove si è disposti ad uccidere pur di evitare che si diffonda il potere incontrollabile della risata, ritenuto diabolico. L’ironia non ha confini e Tullio Solenghi la porta in dote come un maestro

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