La Tentazione è uno spettacolo di voce in movimento. Attraverso una gamma di modulazioni vocali nell’azione scenica al microfono, visito i fantasmi e le visioni di Antonio nella forma di una decina di personaggi. Il mio obiettivo è la creazione di mondi sonori che diano sostanza corporea alle iperboliche folgorazioni dell’anacoreta di Tebe: folgorazioni ed immagini, nell’opera di Flaubert, antiche tremilacinquecento anni e attuali quanto le equazioni della relatività generale.
Dialoghi con Mia Madre è uno spettacolo teatrale di commedia contemporanea che affronta con ironia, leggerezza e profondità uno dei temi più attuali della società: il rapporto tra generazioni e la gestione della vecchiaia all’interno della famiglia. Il testo nasce dall’omonimo film argentino scritto e diretto da Santiago Carlos Oves, vincitore di numerosi premi internazionali, e diventa teatro grazie alla versione di Jordi Gàlceran, autore catalano capace di intrecciare profondità emotiva, ritmo narrativo e umorismo. Al centro dello spettacolo ci sono una madre anziana e il figlio cinquantenne, costretto improvvisamente a ridefinire il proprio ruolo all’interno della famiglia. Responsabilità economiche, senso di colpa, fragilità affettive e necessità quotidiane mettono alla prova un equilibrio già precario. L’equilibrio precario è ancor più destabilizzato quando la madre rivendica il proprio diritto alla libertà, all’autonomia e all’amore, mettendo in discussione le aspettative del figlio e i ruoli tradizionalmente associati alla vecchiaia. La scrittura alterna leggerezza e tensione drammatica, costruendo un continuo gioco di ribaltamenti che coinvolgono lo spettatore sul piano emotivo e umano. Attraverso il rapporto tra madre e figlio, Dialoghi con Mia Madre parla di famiglia, invecchiamento, autonomia e responsabilità, portando in scena piccoli e grandi drammi della vita quotidiana.
Un piccolo paese, a pochi minuti da Reggio Emilia, è stato teatro di lotte sociali, antifascismo e forti esperienze di comunità: incredibili accadimenti che a raccontarli ed enumerarli in fila si stenta a credere siano potuti accadere in un luogo così piccolo.
Una storia raccontata nell’arco di cent’anni, poi ramificata nella memoria e nella fantasia, dove il reale diventa leggenda e si trasforma in parabola. Massimiliano Loizzi racconta la storia di Fabbrico come una sorta di microcosmo della storia d’Italia, intrecciando episodi storici locali alla memoria collettiva nazionale: vite ordinarie, protagoniste di vicende straordinarie.
Non mette in scena una ricostruzione storica classica, bensì uno spettacolo meta-teatrale, in cui l’autore appare come un narratore, in piena crisi personale e politica, che cerca di realizzare un film sulla storia dell’Italia antifascista: il racconto di quel film immaginario diventa lo spettacolo stesso, in un personale connubio di satira, teatro civile e narrazione. I video presenti nello spettacolo, tratti da materiale di ricerca, diventano parte narrativa e protagonisti insieme all’attore in una scena dove si alternano immagini e parole.