Se non sapessimo che si tratta di un episodio realmente accaduto durante la prima guerra mondiale, verrebbe certamente da pensare ad esso come a una stupenda fiaba.
Quasi ignorati dai libri di Storia, i fatti sono invece stati più volte narrati dalla letteratura e dal cinema e attraverso questi sono arrivati fino a noi con la loro carica emotiva intatta a ricordarci che talvolta i gesti degli uomini, pur nella loro semplicità, assumono una grandezza assoluta.
Durante l’inverno del 1914, al confine tra la Francia e il Belgio, inglesi e tedeschi erano impantanati in una logorante guerra di posizione combattuta nella disumana condizione delle trincee. Queste terribili condizioni accomunavano i due schieramenti e forse proprio la sensazione del male comune portò i soldati a scambiarsi qualche favore che rendesse la vita meno impossibile e così, sfidando l’accusa di tradimento cominciarono, ad esempio, a non aprire il fuoco durante i pasti ma nessuno poteva immaginare quello che sarebbe accaduto da lì a poco. Era la vigilia di Natale e per entrambi gli schieramenti, assieme agli ordini che dicevano che i combattimenti non avrebbero dovuto essere interrotti per nessun motivo, arrivarono pacchi dono che contenevano dolci, liquori,tabacco, alberelli natalizi e candele… e … una tregua… Una tregua?
Una tregua che nei giorni successivi diffuse a macchia d’olio. Dalle trincee partirono innumerevoli lettere per raccontare alle famiglie quello che stava accadendo, alcune di quelle lettere, assieme a qualche foto, finirono sui quotidiani che titolarono commossi che inglesi e tedeschi si stringevano la mano sui campi di battaglia. A questo punto intervennero gli alti comandi e la tregua fu interrotta ,ma i soldati fecero un patto solenne, che nel caso li avessero costretti a riprendere i combattimenti nessuno avrebbe mirato ad
altezza uomo, ma reso inoffensive le munizioni… “sparando alle stelle in cielo”.
Il 1992 è l’anno delle stragi di Capaci e di via D’Amelio, un momento drammatico che segna per sempre la storia d’Italia. L’Ultima estate ripercorre gli ultimi mesi di vita dei due magistrati siciliani e, attraverso fatti noti e meno noti, pubblici e privati, ne racconta la vicenda al di là della cronaca e lontano dalla retorica celebrativa. Emergono così la forza, l’umanità e il profondo senso dello Stato che li animava, ma anche l’allegria, l’ironia, la rabbia e, soprattutto, la solitudine cui furono condannati. Liberati dall’immagine di icone cristallizzate, Giovanni Falcone e Paolo Borsellino arrivano al pubblico nella loro dimensione più autentica, quotidiana e profondamente umana.