Osvaldo ha superato i sessant’anni e vive da solo. La moglie si è trasferita alle Canarie con un toy boy, mentre la figlia Lilli, alla quale è molto legato, riesce a occuparsi di lui solo tra i molti impegni della propria vita.
Nel momento di passaggio dalla vita alla non vita, Giulio Monteverde ripercorre le sue crisi umane ed artistiche attraverso il dialogo con una delle sue opere più celebri: l’Angelo Oneto.
Attraverso il racconto di un sogno che si fa più reale della realtà stessa (ispirato al testo di F. Pessoa “Il marinaio”), l’angelo, tramite tra l’umano e il trascendente, porta Monteverde alla consapevolezza. Alla fine, tutto ciò che era nato dal silenzio della veglia funebre ritorna silenzio.
Osvaldo ha superato i sessant’anni e vive da solo. La moglie si è trasferita alle Canarie con un toy boy, mentre la figlia Lilli, alla quale è molto legato, riesce a occuparsi di lui solo tra i molti impegni della propria vita.
Nel centenario della nascita di Dario Fo, Matthias Martelli porta in scena Lu Santo Jullàre Françesco, un alternarsi di giullarate e scene della vita del santo, che si fanno specchio attraverso cui interrogare il presente. Il teatro fisico di Martelli – con al centro la forza della gestualità e del corpo - si intreccia alla varietà linguistica del testo, alternando lombardo-veneto, napoletano e volgare del centro Italia. In scena c’è un solo attore, eppure lo spettatore si trova davanti a un affresco brulicante di corpi, personaggi, voci. Si vola dal comico alla poesia, dal grottesco al malinconico, senza mai perdere di vista l’ironia tagliente e la risata, nella migliore tradizione giullaresca.
Due donne, attrici e amiche di lunga data, si ritrovano dopo trent'anni. Non attendono nessuno: si muovono piuttosto come equilibriste sulla soglia incerta del tempo, dentro una realtà fatta di istanti presenti che si sovrappongono e si frammentano.