L'ARTE DI RENDERSI INFELICI

Come ci si circonda di nemici? Come ci si procura dolori, collere, dispiaceri e così via?

L’Arte di Rendersi Infelici mette in scena un’attenta osservazione su come l’essere umano, pur procedendo nel progresso tecnologico, si trovi in realtà paralizzato nella sua capacità di produrre agio, felicità in sé stesso e negli altri.

L’inferno si presenta come il luogo prediletto del divertimento, dell’arte e dello svago. Quindi forse è ora di farla finita con la ricerca della felicità, dato che questa spinta ha generato solo maggiore insoddisfazione e frustrazione. Questo spettacolo è una sorta di manuale vivente utile a chi ha raggiunto la felicità in questa vita e vorrebbe scoprire come bilanciarla con un tocco di inferno quotidiano. Sul palco ci saranno le istruzioni pratiche per una sana infelicità da spargere in questa valle di gioia e sorrisi. Una vera e propria guida per diventare esperti d’inferno e, senza fretta, uscirne.

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LO SPIRITO DEL NATALE DETTO NAT

Osvaldo ha superato i sessant’anni e vive da solo. La moglie si è trasferita alle Canarie con un toy boy, mentre la figlia Lilli, alla quale è molto legato, riesce a occuparsi di lui solo tra i molti impegni della propria vita.

Con l’arrivo del periodo prenatalizio, Osvaldo riceve una visita inattesa: un personaggio che si presenta come lo “Spirito del Natale”, o più semplicemente Nat. La sua presenza cambia completamente l’attesa delle feste, ma c’è un problema: Nat è visibile e udibile soltanto da Osvaldo. Da questa situazione prendono forma equivoci e malintesi che coinvolgono soprattutto Lilli, sempre più preoccupata per la salute mentale del padre. Quando il Natale passa, tutto sembra tornare alla normalità. O forse no.

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EMMA B. VEDOVA GIOCASTA

rito funebre e amoroso

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TECNICHE DI LAVORO DI GRUPPO

per uno schiuma party

Il sogno di Pietro è sempre stato quello di insegnare. Italiano, matematica, filosofia... e poi teatro. Lasciare il segno, dicono i latini. Una passione.

Nel 2021 viene ingaggiato da una scuola media della provincia comasca. La stessa che ha frequentato da adolescente. In cui però qualcosa è cambiato.

Qui non insegna teatro: i genitori non vogliono, lo trovano inutile. Qui insegna TECNICHE DI LAVORO DI GRUPPO.

E dopo un percorso di insegnamento, di affiancamento ad una classe durato più di tre anni, nasce questo lavoro.

Un progetto che pone al centro il dialogo con le nuovissime generazioni: il loro modo di vedere il mondo e concepire, a confronto di quello del protagonista, un ragazzo di 25 anni, che un posto nel mondo ancora lo sta cercando.

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