Sette quadri, un prologo e un epilogo raccontano il viaggio di Oreste Bruno e della sua Compagnia di famiglia, una “carretta dei comici” diretta verso Parigi e verso Molière. In fuga dalla peste che attraversa l’Italia del Seicento, la compagnia trasforma ogni piazza, mercato o borgo in un palcoscenico, portando in scena L’Avaro e Il Malato immaginario per guadagnarsi il pane e continuare la strada. Tra incontri, imprevisti e lettere inviate a Molière, un filo unisce il teatro napoletano a quello francese. Un viaggio nel teatro, dove realtà e finzione si confondono, dove “tutto è finto, ma niente è falso”.
Una delle più celebri farse del teatro napoletano, Il medico dei pazzi di Eduardo Scarpetta è una macchina comica perfetta costruita sull’equivoco. Don Felice Sciosciammocca, ingenuo proprietario terriero, crede che il nipote Ciccillo sia un medico di successo e direttore di una clinica. In realtà il ragazzo ha sperperato tutto tra divertimenti e gioco d’azzardo e, colto di sorpresa dall’arrivo dello zio, trasforma una semplice pensione in un finto manicomio. L’adattamento di Muscato sposta la vicenda negli anni Ottanta, sullo sfondo della riforma Basaglia e della chiusura dei manicomi in Italia. Una riforma accolta da molti come una rivoluzione civile, ma che all’epoca generò paure, disorientamento e diffidenza. In questo clima di cambiamento sociale e smarrimento collettivo, la farsa si colora di realismo e umanità. La Pensione Stella diventa un microcosmo di personaggi eccentrici ma autentici, che Don Felice scambia per pazzi, precipitando in un crescendo di equivoci fino a mettere in crisi la sua stessa percezione della realtà.