Tra parenti e amici inizia un gioco di provocazione e verità che si allarga fino a diventare il ritratto di una generazione, tra piccole meschinità e grandi sentimenti.
Oltre ai padroni di casa, ci sono il fratello di lei che fa l’agente immobiliare e la sua compagna in ritardo a causa di un impegno di lavoro con dei giapponesi, mentre l’amico single è trombonista in un’orchestra sinfonica. Quella sera, il fratello comunica alla compagnia che diventerà padre. Congratulazioni, baci e abbracci e le solite domande: sarà maschio o femmina, che nome gli metterete? Il futuro papà non ha dubbi sul fatto che sarà un maschio, ma il vero dramma divampa quando lui rivela il nome che intende dargli.
In scena troviamo un personaggio letterario e televisivo che negli anni ha conquistato un vasto pubblico di lettori e spettatori: Vincenzo Malinconico, l’avvocato “d’insuccesso” dalla carriera sgangherata e dalla vita sentimentale instabile. Con un senso del ridicolo costantemente acceso sulla realtà, e soprattutto su sé stesso, Malinconico lotta con il senso d’inadeguatezza nei ruoli che la vita gli assegna. In un compendio incalzante di comicità, assurdità e dolore, sul palco scorrono spaccati di vita quotidiana che appartengono a tutti: la sofferenza per amore, la solitudine, l’abbandono, ma anche la paternità, il lavoro, la voglia di stare al mondo, la passione, l’illusione. Malinconico è uno spettacolo che ci catapulta in un mondo strampalato e tragicomico, in un flusso di coscienza tra la genialità e l’assurdo, facendo luce sul concetto di identità, di memoria e di amore. La vita di un uomo mediocre non è mai stata così appassionante.
Tullio Solenghi continua il suo viaggio nella storia del teatro italiano. Dopo aver riportato in scena, con incredibile successo, una formidabile trilogia di spettacoli di Gilberto Govi – in un omaggio in cui assumeva fattezze e modi del burbero genio del teatro popolare genovese – Solenghi affronta da par suo un altro memorabile titolo: I due gemelli veneziani, commedia scritta nel 1747 da Carlo Goldoni.