L’INIZIO DEL BUIO

L’incontro di due storie fortemente radicate nella memoria degli italiani che, caso ha voluto, si sono svolte negli stessi giorni: la vicenda di Alfredino Rampi e quella di Roberto Peci. La mano di Veltroni guida un racconto emozionante e coinvolgente a due voci che chiede di riflettere sull’ingresso prepotente nelle nostre vite della televisione. Lo spettacolo ripercorre i momenti delle due storie con la volontà di risvegliare la memoria emotiva collettiva e trarre insegnamenti dall’esperienza comune: un’occasione per emozionarsi e riflettere condividendo, essenza primaria del fare teatro.

Il 10 giugno 1981 Roberto trova pistole puntate, cade in un bagagliaio e non lo vede nessuno. Alfredo trova un buco nel terreno, cade e nessuno lo vede. Una diretta televisiva di tre giorni che racconta i tentativi di salvataggio del piccolo Alfredo e il circo mediatico che l’evento genera. Cinquantaquattro giorni di prigionia documentati da fotografie e filmati. Due innocenti sotto l’occhio della telecamera. Due pubbliche solitudini date in pasto agli spettatori. La televisione si trasforma e modifica il linguaggio con cui dialoga con gli italiani, chiusi ciascuno nella propria casa.

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KARAOKE TOMATO KETCHUP

Karaoke Tomato Ketchup rompe i confini tra i generi teatrali, intrecciando teatro fisico, danza, mimo, canto, narrazione e clown. L’azione scenica, goffa e tragicomica, si sviluppa in un universo post-apocalittico sfacciatamente pop, seguendo una trama da B-movie, radicale nella sua imperfezione. A narrare sono tre figure grottesche che sembrano emerse da un vecchio anime: tute anni ’70, scarpe Adidas consunte, cerone bianco sul volto. Apparentemente, gli ultimi superstiti dopo una catastrofe. Attorno a loro, fumi, macerie e una macchina misteriosa: il karaoke. Il karaoke è il dispositivo centrale dello spettacolo, un rito pop per ricostruire il mondo. Attraverso errori e fallimenti clowneschi, i tre cercano di attivare la loro macchina corale con il pubblico che, cantando porta avanti l’azione scenica.

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STELLA

Il 18 marzo 1978, due giorni dopo il rapimento di Aldo Moro, un giornalista del Messaggero, avvertito da una telefonata anonima, rinviene in un sottopassaggio di largo Argentina a Roma il primo comunicato delle Brigate Rosse. In una busta arancione sono custodite cinque copie del testo e una celebre Polaroid che ritrae Moro, seduto sotto la bandiera con la stella a cinque punte e la scritta “Brigate Rosse”. Da questa immagine simbolo prende avvio il lavoro del coreografo Padovani, che attraversa gli anni di piombo, restituendo con i movimenti dei corpi un intenso frammento di storia dell’Italia repubblicana.

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TECNICHE DI LAVORO DI GRUPPO

per uno schiuma party

Il sogno di Pietro è sempre stato quello di insegnare. Italiano, matematica, filosofia... e poi teatro. Lasciare il segno, dicono i latini. Una passione.

Nel 2021 viene ingaggiato da una scuola media della provincia comasca. La stessa che ha frequentato da adolescente. In cui però qualcosa è cambiato.

Qui non insegna teatro: i genitori non vogliono, lo trovano inutile. Qui insegna TECNICHE DI LAVORO DI GRUPPO.

E dopo un percorso di insegnamento, di affiancamento ad una classe durato più di tre anni, nasce questo lavoro.

Un progetto che pone al centro il dialogo con le nuovissime generazioni: il loro modo di vedere il mondo e concepire, a confronto di quello del protagonista, un ragazzo di 25 anni, che un posto nel mondo ancora lo sta cercando.

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