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L'UOMO DAL FIORE IN BOCCA

È sera in una piccola camera d’ospedale, la luce è soffusa ma sufficiente ad illuminare i contorni del viso di due “piccoli” personaggi: un consumato capocomico ormai vinto da un terribile male ed un suo attore. Dalle loro parole s’intuisce da quanto tempo si conoscano, del loro rapporto, ma soprattutto del dispiacere di entrambi di non poter debuttare con la loro ultima fatica: la messa in scena de L’uomo dal fiore in bocca di Pirandello. Ormai era tutto pronto, la prima li stava aspettando, ma inesorabile ecco palesarsi quel terribile male nel suo aspetto peggiore. Tra i due scatta uno strano meccanismo per cui cominciano a recitare fra loro le battute del lavoro di Pirandello e le battute si sommano al loro reale stato.

Il lavoro, oltre ad essere un sentito omaggio a Pirandello, del quale rimangono integre tutte le battute della sua pièce, è anche la descrizione di due anime fragili e ferite come quella dell’attore e del capocomico. Le anime di due uomini “piccoli”, ma umanamente grandi nel sapersi commuovere e nel far commuovere spettatori e spettatrici.

 

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