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SAREMO BELLISSIMI E GIOVANISSIMI SEMPRE

Eckhart Project

Ingabbiato nel compito di dover realizzare uno spettacolo su M. Eckhart, Marco Chenevier si rende conto della difficoltà dell’operazione quando oramai ha l’incarico.

Dapprima adottando un atteggiamento intellettuale e analitico, Chenevier riprende i fondamenti della mistica di Eckhart tentando innumerevoli volte di tradurne almeno uno in uno spettacolo di danza. Ma nell’autocensura dei tentativi l’analisi si perde nella vana ricerca di un’idea drammaturgica che sembra continuamente fallire. Il malessere e le riflessioni vengono così condivisi con il pubblico in modo leggero e ironico, in una parziale frattura del codice.  Il ragionamento lo porta infine a chiedersi se non sia sbagliato il processo in sé. La chiave di volta potrebbe essere domandarsi quale sia il senso di un lavoro su Eckhart oggi, e se l’accusa di eresia che egli subì sette secoli fa non palesi un conflitto atavico tra potere ed interiorità.

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