Mortal Heroes conduce, attraverso un percorso viscerale, alla scoperta del potenziale umano, un’odissea fra caos e amore, oscurità e luce, fragilità e forza. La coreografia, da cui emerge chiaramente il linguaggio corporeo tipico del lavoro di Sita Ostheimer, diventa una ricerca poetica verso “l’altro”, una lettera d’amore verso la resilienza, la capacità umana di sopravvivere, rinnovarsi e trasformarsi. Sulle musiche evocative di Adrien Casalis e le luci immersive di Barnaby Booth, la scena si trasforma in un luogo di continua metamorfosi, dove incontri intensi e profondamente umani conducono lo spettatore dentro un’esperienza emotiva condivisa. Qui l’eroismo non risiede nella perfezione, ma nella vulnerabilità, nel coraggio e nella volontà di proseguire.
La città dei vivi è l’adattamento teatrale del celebre romanzo-inchiesta di Nicola Lagioia. A partire da uno dei più sconvolgenti casi di cronaca nera degli ultimi anni, lo spettacolo costruisce una riflessione sul confine tra colpa e normalità, mostruosità e quotidianità. In scena, gli attori dialogano con proiezioni, presenze virtuali e ologrammi, dando vita a una dimensione sospesa tra teatro contemporaneo e videoarte. Roma diventa un personaggio vivo e inquieto, capace di attrarre e inghiottire, mentre il racconto si trasforma in una discesa nelle zone più oscure dell’animo umano e della società. Con la regia e l’adattamento di Ivonne Capece, La città dei vivi è uno spettacolo intenso e perturbante che interroga lo spettatore sul male, sulla responsabilità e sul bisogno di guardare ciò che normalmente si preferisce evitare. Lo spettacolo è un’opera di finzione, liberamente ispirata a un romanzo tratto da fatti di cronaca, ma priva di finalità informative o documentaristiche. Non intende rappresentare fedelmente eventi, persone o responsabilità reali, bensì si configura come creazione artistica che esercita la libertà espressiva attraverso metafora, simbolo e trasfigurazione. Eventuali riferimenti riconoscibili sono frutto di elaborazione drammaturgica e non costituiscono ricostruzioni attendibili né affermazioni di verità