Forse non è il caso ad averlo portato ad indagare la questione del Male, attraverso la lente di Sant’Agostino.
Padre X parla ai suoi fedeli affrontando una strana omelia, reale o onirica, con lo scopo di svelare ai presenti le proprie debolezze terrene. E, nel farlo, usa tutto: la seduzione per confondere, Gesù per credere ed essere creduto, Dio come un sapone per lavare via le incrostazioni. Si mostra sicuro, si traveste da buono che ama il prossimo suo, ma dentro ha un vuoto, un buio melmoso e una grande confusione. Per addomesticare il disgusto di sé divora pasticcini. Per essere accettabile, per potersi guardare, si trasforma in un golosone bonario e innocuo. La sua vita consiste in questa altalena tra la brutalità e il controllo, tra verità e menzogna. Le belve affamate che cerca di domare, però, generano in lui tigri ancora più affamate, ancora più indomabili.
Gli spettatori in sala diventano il pubblico dei fedeli a cui il sacerdote si rivolge chiamandoli per nome, blandendoli, adulandoli, ringraziandoli per il loro contributo alla vita comunitaria, ricordando i trascorsi insieme, la condivisione, l’apporto delle catechiste e le attività ludico-spirituali riservate ai giovani – come i ritiri in montagna. Ecco, è qui che il Male si è manifestato.
La futura classe dirigente non sa che il mondo che dovrà governare è sull'orlo del collasso. Impara la grammatica, l’inglese e i nomi di città che tra qualche anno potrebbero non esistere più. Con molta probabilità non conosce telefoni con fili o tasti, è salita su diversi aerei nei primi anni di vita e ancora non sa che sulle sue spalle peseranno molte delle sfide del futuro. O forse qualcosa l’ha intuito. Nato da un lungo lavoro di ascolto e raccolta di testimonianze, lo spettacolo di Caterina Marino trasforma le parole autentiche di bambini e bambine in un racconto teatrale ironico, poetico e sorprendentemente lucido, restando fedele alla freschezza dei loro sguardi sul mondo.