Un figlio, Luigi, ossessionato dalla morte in senso negativo, racconta finali di libri e film a persone che sono alla fine della loro esistenza. Un padre, pacifista emotivo, si guadagna da vivere decorando sanitari per dittatori sanguinari. Una madre, ironizzatrice cronica, cerca la felicità nei libri horror. Le loro giornate sono un susseguirsi di abitudini rassicuranti, piccoli rimpianti, sogni rimandati, traumi ricercati e insalate poco condite. Vorrebbero odiarsi, non molto, quel tanto che basta per essere persone normali, ma è difficile odiarsi per chi non è mai riuscito a dirsi neanche un “ti voglio bene”. I tre vivono in uno stato di tranquillità e pace che li sta distruggendo. Un’esistenza fondata sul non detto, sul non fatto, sul non essere abbastanza, sul non sapersi, sul non riuscire. Poi un giorno, per fortuna arriva la guerra. “Mio figlio grossi problemi non ne ha. La sua unica colpa è quella che hanno tutti i figli: essere nati. Ma chi non è nato almeno una volta nella vita.”
Karaoke Tomato Ketchup rompe i confini tra i generi teatrali, intrecciando teatro fisico, danza, mimo, canto, narrazione e clown. L’azione scenica, goffa e tragicomica, si sviluppa in un universo post-apocalittico sfacciatamente pop, seguendo una trama da B-movie, radicale nella sua imperfezione. A narrare sono tre figure grottesche che sembrano emerse da un vecchio anime: tute anni ’70, scarpe Adidas consunte, cerone bianco sul volto. Apparentemente, gli ultimi superstiti dopo una catastrofe. Attorno a loro, fumi, macerie e una macchina misteriosa: il karaoke. Il karaoke è il dispositivo centrale dello spettacolo, un rito pop per ricostruire il mondo. Attraverso errori e fallimenti clowneschi, i tre cercano di attivare la loro macchina corale con il pubblico che, cantando porta avanti l’azione scenica.
Io ero il Milanese racconta la vita di Lorenzo S., un uomo che entra in carcere per la prima volta a pochi mesi a trovare il padre. A 12 anni compie il primo furto, a 14 anni la prima rapina e da allora, per 40 anni, vive da fuorilegge passando la maggior parte della sua esistenza in carcere. Quando ha 33 anni viene condannato a 57 anni, ma la sua vita prende una svolta improvvisa. Lo spettacolo nasce dal podcast prodotto da RaiPlay Sound diventato un vero e proprio caso nel 2022: partito in sordina, grazie al passaparola ha conquistato il pubblico sfiorando i 3 milioni di ascolti.