Almagre è una sorta di romanzo in musica ispirato all’estetica surrealista e al realismo magico sudamericano. Ambientato in un Mediterraneo immaginario, crocevia di incontri e scontri tra culture, rosso come il sangue di cui continua a tingersi, Almagre è un album viscerale, spirituale eppure politico che segna un cambio di rotta dal senso di purificazione del precedente lavoro verso una continua tensione al sublime. Dopo l’allusione al bianco di albore, è il momento di “Almagre” una parola arabo-ispanica utilizzata per nominare il colore rosso ottenuto dall’ossido di ferro. L’album è stato composto e diretto da Manuel Volpe con l’intento di creare una Babele musicale fatta di contrasti di linguaggi e suggestioni attraverso un forte approccio narrativo all’orchestrazione. Ogni episodio si sviluppa in linearità attraverso la sovrapposizione di figure cicliche dove gli strumenti, come personaggi, si muovono in continuo scambio con l’eclettica voce di Maria suggerendo tensioni, luoghi e azioni. Afrobeat, spiritual jazz, salsa, melodie del mediterraneo, derive kraut rock, library music sono solo alcuni degli ingredienti utilizzati, condensati e rimescolati con lo scopo di restituire una visione fluida di ciò che comunemente chiamiamo world music.
Nel 2026 la compagnia Zerogrammi compie 25 anni. Un quarto di secolo di creazioni, di corpi che attraversano la scena in cerca di leggerezza, di storie che tengono insieme ironia e fragilità, disciplina e stupore. Per celebrare questo anniversario, nell’ambito del progetto Past Forward – il percorso che la compagnia dedica alla riattivazione e alla trasmissione del proprio patrimonio coreografico – torniamo al punto d’origine: “Zerogrammi”, la prima creazione firmata nel 2005, il seme da cui tutto ha preso forma. Riportare in vita questo lavoro significa rientrare in una stanza della memoria ancora piena di luce. Significa ritrovare l’urgenza giocosa di due giovani artisti che cercavano una danza capace di volare senza staccarsi da terra, una poesia fatta di oggetti semplici, di gag delicate, di un’umana leggerezza che nel tempo è diventata cifra poetica della compagnia. Oggi, vent’anni dopo la sua nascita, Zerogrammi torna in scena come un album di fotografie che non ha perso colore: uno spettacolo che continua a parlarci, a commuoverci, a ricordarci perché abbiamo iniziato a danzare.
Stefano Mazzotta