Nel 1889, un giovane omosessuale italiano di 23 anni scrive anonimamente a Émile Zola tre lunghe lettere in cui racconta le proprie esperienze, i dolori, gli amori e la propria formazione emotiva e sessuale. È una vera e propria confessione, scritta con verità e senza censure nel giro di poche settimane. L'obiettivo di quelle lettere è spingere Zola a trasformare quella confessione in un romanzo e a rappresentare per la prima volta un personaggio omosessuale nella letteratura. Una richiesta potente, potenzialmente rivoluzionaria. Ma quel racconto, così ricco di diritto alla differenza e di lucidità psicologica, non viene pubblicato da Zola. Le lettere, però, non restano in un cassetto. Dopo alcuni anni Zola le passa a un medico, il dottor Saint-Paul, che le edita quasi integralmente all'interno di una pubblicazione scientifica sulle cosiddette perversioni sessuali, con il titolo “Romanzo di un invertito nato”. Quell'affermazione di sé, quel grido acuto di dolore e libertà, cade ancora nelle mani sbagliate e diventa uno strumento per screditare, discriminare e disprezzare. Nascondevo ghiaccio sotto le mie ardenti carezze nasce dalla rilettura di questa vicenda da parte di Michele Di Giacomo e Angelo Di Genio, che ridanno vita alle parole dell'Anonimo e si interrogano sull'importanza della rappresentazione nell'arte come mezzo di lotta alla discriminazione.