SIEDE LA TERRA

Fenomenologia di una pettegola

“Siede la terra” è uno studio corrosivo sui meccanismi velenosi dei piccoli paesi, sul violento maschilismo e razzismo che li guida ma soprattutto su chi conduce la narrazione di un luogo e dunque su chi ne detiene il potere.

A incarnare questa figura è Clarice, l’impietosa pettegola dell’immaginario paese di Sciazzusazzu di Sopra, talmente abile nel manipolare le notizie da riuscire a salvare sua figlia Teresa da tutte le – fondate – dicerie che girano sul suo conto. Un giorno, infatti, su un muro appare una frase ingiuriosa intorno alla giovane: la madre riuscirà a spostare l’attenzione su un’omonima ragazza del paese, decretandone l’infelicità, pur di allontanare ogni sospetto da Teresa. Mischiando teatro di narrazione, riflessione sociologiche, teatro dell’assurdo e immaginario pop, i Maniaci d’Amore firmano un’altra drammaturgia irriverente e coraggiosa, un pamphlet contro le dinamiche tossiche del villaggio: non una galleria degli orrori bensì un comico inno d’amore, un’elegia in forma di accusa. Perché, malgrado l’insofferenza, l’indignazione e a volte la vergogna, noi apparteniamo a queste comunità. Non solo i nostri vulnerabili corpi, ma anche i nostri cuori poggiano qui, dove siede la terra.

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NASCONDEVO GHIACCIO SOTTO LE MIE ARDENTI CAREZZE

Nel 1889, un giovane omosessuale italiano di 23 anni scrive anonimamente a Émile Zola tre lunghe lettere in cui racconta le proprie esperienze, i dolori, gli amori e la propria formazione emotiva e sessuale. È una vera e propria confessione, scritta con verità e senza censure nel giro di poche settimane. L'obiettivo di quelle lettere è spingere Zola a trasformare quella confessione in un romanzo e a rappresentare per la prima volta un personaggio omosessuale nella letteratura. Una richiesta potente, potenzialmente rivoluzionaria. Ma quel racconto, così ricco di diritto alla differenza e di lucidità psicologica, non viene pubblicato da Zola. Le lettere, però, non restano in un cassetto. Dopo alcuni anni Zola le passa a un medico, il dottor Saint-Paul, che le edita quasi integralmente all'interno di una pubblicazione scientifica sulle cosiddette perversioni sessuali, con il titolo “Romanzo di un invertito nato”. Quell'affermazione di sé, quel grido acuto di dolore e libertà, cade ancora nelle mani sbagliate e diventa uno strumento per screditare, discriminare e disprezzare. Nascondevo ghiaccio sotto le mie ardenti carezze nasce dalla rilettura di questa vicenda da parte di Michele Di Giacomo e Angelo Di Genio, che ridanno vita alle parole dell'Anonimo e si interrogano sull'importanza della rappresentazione nell'arte come mezzo di lotta alla discriminazione.

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