TOSCA E LE ALTRE DUE

La storia, portata in scena per la prima volta al teatro Valle nel 1986, è ispirata dall’opera lirica Tosca di Giacomo Puccini. Franca Valeri, ha immaginato un’opera dentro l’opera, un ironico racconto, che si svolge nella portineria di Palazzo Farnese, fra la guardiana e la moglie del boia, mentre al piano nobile si consuma la tragedia della cantante Tosca e del suo amante, il pittore Cavaradossi. Nei due ruoli di Emilia di Iride Cinzia Massironi ed Elisabetta Spinelli, danno vita a una memorabile coppia di personaggi femminili, che in una scoppiettante alternanza di battute, richiama lo spirito della commedia dell’Arte. La regia di Raffaella Morelli, che decide di riportare in scena il testo in occasione del centenario della Valeri, accompagna lo svolgimento dell’azione, sposando le istanze dei due personaggi e cercando di restituire alla storia tutta la sua umanità.

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KARAOKE TOMATO KETCHUP

Karaoke Tomato Ketchup rompe i confini tra i generi teatrali, intrecciando teatro fisico, danza, mimo, canto, narrazione e clown. L’azione scenica, goffa e tragicomica, si sviluppa in un universo post-apocalittico sfacciatamente pop, seguendo una trama da B-movie, radicale nella sua imperfezione. A narrare sono tre figure grottesche che sembrano emerse da un vecchio anime: tute anni ’70, scarpe Adidas consunte, cerone bianco sul volto. Apparentemente, gli ultimi superstiti dopo una catastrofe. Attorno a loro, fumi, macerie e una macchina misteriosa: il karaoke. Il karaoke è il dispositivo centrale dello spettacolo, un rito pop per ricostruire il mondo. Attraverso errori e fallimenti clowneschi, i tre cercano di attivare la loro macchina corale con il pubblico che, cantando porta avanti l’azione scenica.

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LA TRAIETTORIA CALANTE

Genova, 14 agosto 2018: a Genova crolla rovinosamente il ponte Morandi con la conseguenza tragica di 43 vittime. Il lavoro di Pietro Giannini, in forma di monologo dalla forte impronta di inchiesta civile, ci restituisce la cronaca di una tragedia annunciata. Il racconto ripercorre le tappe di una tradizione tutta italiana di incuria, malaffare, capitalismi degenerati e leggi ad personam. Il giovane attore e drammaturgo, nato a Genova nel 2000, ricostruisce la vicenda del ponte dalla sua costruzione al tragico epilogo, mettendo in fila le figure e i dettagli di una traiettoria calante, ovvero l’esito fallimentare di un’impresa costata la vita a 43 persone Nel lavoro - scritto e interpretato dal giovane attore e drammaturgo genovese Pietro Giannini - si ripercorrono le tappe di quella tragica vicenda con dettagli, vicende e documenti a partire dalla costruzione del Ponte tra il 1963 e il 1967, ricostruiti insieme al Comitato Ricordo Vittime Parenti Ponte Morandi. La narrazione procede dando forma a un monologo che, a tratti, risuona con toni di satira amara e crudele, ripercorrendo una storia paradigmatica del nostro Paese, tra vittime e colpevoli, demagogia e menzogne, corruzione e omissioni, cercando una motivazione a ciò che è ancora oggi sembra impossibile da spiegare. «Il crollo del ponte scatena un effetto domino che investe le persone e le cose – afferma Pietro Giannini - La traiettoria calante può accettare sul palcoscenico un solo corpo, un unico testimone inerme, un Amleto moderno perseguitato dai fantasmi di chi era prima di lui ed ora non è più. La scena (del crimine) è nuda, niente più è rimasto; dopo le macerie, neanche più ricostruzione. In questo logorante vuoto, nell’assordante rumore dell’assenza, l’interprete può solo cercare di fuggire il buio attraverso la testimonianza, qualunque essa sia».

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