TRE PICCIONI CON UNA FAVOLA

La compagnia Cieocifa è stata fondata da Luca Lugari e Davide Visintini in onore delle relazioni complicate e le imprese impossibili. Debuttano infatti con lo spettacolo Meglio mal accompagnati che soli. Visto che gli opposti si attraggono, si aggiunge al duo la componente femminile Giulia Racca, che armonizza le tensioni nella compagnia verso nuove mete acro-comiche. E così nasce Tre piccioni con una favola ispirati dai Looney Tunes, i tre vanno ricercando un’estetica estemporanea e continuando a raccontare, col loro circo. Da una piccola quinta cilindrica, che si trova al centro della scena, escono i colori-personaggi; ognuno ha le sue tonalità e sta cercando di capire quelle dell’altro. In mezzo a queste interazioni l’attore cerca nel pubblico la complicità e lo invita preparandogli un tappeto di comicità dove poter posare comodamente i piedi. Entrando nel vivo dello spettacolo le interazioni proseguono mescolando le carte dell’acrobatica a tre, della giocoleria e del clown, giocando fuori da ogni schema, trascinando letteralmente il pubblico in universo di follia profondamente ispirato dai cartoni animati. L’intero spettacolo è caratterizzato da un’energia fresca e prorompente ma saggiamente distribuita in un ritmo che mai annuncia la mossa successiva, lasciando al pubblico la felice impressione che il proprio stupore sia lo stesso che vive il personaggio in tempo reale. Tre personaggi disastrosamente comici sono i protagonisti di questa favola. Giocoleria, mano a mano e banchina il loro linguaggio. Uno spettacolo adatto ai bambini che saprà lasciare senza fiato anche gli adulti. Può essere realizzato sia all’esterno che all’interno e viene proposto in due versioni: una breve di 30 minuti adattabile a quasi qualsiasi situazione e una di 45 minuti da sala o da esterno.

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Lo spettacolo intreccia il mito di Medea con le storie contemporanee delle donne vittime di tratta e sfruttamento sessuale. In scena, Comaneĉi dà corpo a una figura sradicata, straniera, invisibile, trasformando il mito antico in uno strumento per interrogare il presente. «Attraverso il racconto di questa Medea contemporanea – scrive il regista - abbiamo provato a leggere e a raccontare, oltre la superficie, la storia di alcune migliaia di esseri umani partiti dai loro paesi con un sogno che all’arrivo qui in Italia si è rivelato un incubo. Nel grande mare del tema delle migrazioni, abbiamo messo a fuoco il fenomeno che riguarda quelle donne, sconosciute eppure in qualche modo familiari, quasi elementi di un arredo urbano cui siamo assuefatti».  Medea, 10 anni di strada unisce teatro di ricerca, impegno civile e grande forza interpretativa, continuando ad interrogare il presente attraverso il teatro.

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