UNA CENA D'ADDIO

Una giovane coppia, Pierre e Clotilde, si rende conto di passare troppo del proprio tempo a fare cose che non sceglierebbe di fare, ma soprattutto a vedere e frequentare persone che, oggi come oggi, non sceglierebbe più di frequentare. E così i due decidono di “darci un taglio”: per ciascuna delle persone che vogliono lasciar fuori dalle loro vite organizzeranno una Cena d’addio. Una commedia spassosa, divertente e raffinata, inedita in Italia e tradotta dal francese appositamente per la compagnia (di cui deterrà per due anni l’esclusiva italiana). A firmarla sono Alexandre de la Patellière e Matthieu Delaporte, già autori di Le Prenom, grande successo internazionale sia in teatro che al cinema (in Italia con il titolo Una cena tra amici).

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LADY MACBETH

God save the Queen

Il monologo è una riscrittura dell'opera shakespeariana che, pur giocando con il personaggio e con uno stile grottesco, mantiene intatta la potenza della tragedia. Il punto di vista è unicamente quello della Lady, crudele e annoiata, che guarda il mondo con sofferente distacco. La forza del monologo è il dialogo tra classico e contemporaneo, tra l'adesione al testo e il suo tradimento, sorprendendoci con inserimenti pop e immagini poetiche. Lady Macbeth mette in discussione la nostra moralità e ci rivela, immergendosi sempre più al suo interno, l'estrema ferocia del potere. È un invito alla disobbedienza raccontando esattamente il suo opposto: la regina ci guarda e continua a pungolare la nostra pazienza.

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La mano è stata a lungo pensata come un condotto di potere, che trasforma l’energia invisibile nel mondo della forma. Il termine latino manifestus (chiaro, palese) comprende appunto la parola manus (mano). Manifestare è il modo per dire “io ci sono”, è il momento in cui acchiappiamo insieme un fuggente tratto di realtà, preso sul fatto, e lo presentiamo all’evidenza del pubblico, della piazza, degli altri. Non c’è rottura tra pensiero, gesto e immaginazione: le mani creano, modellano sia la materia che le idee, sono l’organo distintivo del genere umano emancipato dai vincoli del mondo animale. Sono volti senza occhi, ma vedenti e parlanti. Questo progetto sviluppa una coreografia per un gruppo di tre danzatorə: una forma astratta di rappresentazione, attraverso referenze non narrative e i codici di alcune pratiche di street dance (tutting, fingering, popping, waving, vogueing, flexing etc), definendo un articolato spazio energetico in costante cambiamento per manifestarsi danzando nel flusso del presente.

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