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UNA COSA ENORME

Questo lavoro generato dalla domanda “che peso ha nelle viscere di una donna l’essere e il non essere madre?” è alla fine diventato un dispositivo in bilico tra la forma spettacolare la performance e a tratti la dimensione installativa. Un oggetto emotivo che s’interroga sulla paura e sul desiderio dell’abbandonare se stessi alla cura di un altro essere umano che sia un padre o un_ figli_ non importa, che s’interroga su una questione che appartiene a ogni donna, alla sua condizione esistenziale e che ha a che fare con una domanda semplice ma per niente consolatoria: “forse, alla fine, si è madri comunque?

Fabiana Iacozzilli

 

Il desiderio di essere madre e il suo contrario, la capacità di prendersi cura sono il cuore del lavoro. In scena, una donna con una pancia enorme si muove nel suo spazio fatto di pochi oggetti, tra i quali riesce ancora a essere se stessa: un frigorifero, una macchina del gas, una poltrona, una pianta morta. È in costante e paranoico ascolto di una minaccia che incombe dall’alto. Presumibilmente delle cicogne.

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