VENERE E ADONE

Come per il mito, la narrazione cede il posto a variazioni dello stesso tema. Il pensiero sollecita continue aperture e aggiungiamo sipari su scene in trasformazione. Lo sguardo sposta il fuoco e abbiamo bisogno di dotarci di una drammaturgia che possa diventare strumento: fluida e plurale. Venere e Adone si trasforma così in un programma articolato in grammatiche diverse. Assecondiamo la scena nella tentazione di tentativi che si aggiungono progressivamente e numericamente alla prima uscita della scorsa estate. Nel tempo di questo tempo, mi piace sospendermi nello stesso argomento che scelse Shakespeare quando nel 1593 i teatri a Londra furono chiusi per la peste: Venere e Adone. L’amore terrestre e quello divino nel disarmo di un destino ineluttabile, è il tema trattato da Shakespeare, Tiziano, Rubens, Canova, Carracci, Ovidio.., attraversando il mito nell’arte, come trattenendo il respiro. Un respiro-fotogramma, solo, fermato, definito, come a impedire che il racconto si possa compiere nel finale che già sappiamo. È forse la speranza che si possa vincere il destino, dando all’Arte il compito di sfidare il tempo e trattenerlo. Sospenderci nella tenerezza. Tra quelli contenuti nelle Metamorfosi di Ovidio è certamente uno dei più sorprendenti: Adone muore nel bosco durante la caccia a un cinghiale e Venere stessa non può nulla oltre
il presentimento che la consuma. Anche questo mito ci rivela che gli Dei in tanti casi possono solo arrendersi al cambiamento; oppure lasciarsi sorprendere. Il corpo di Adone in terra svanisce nell’aria fresca del mattino e dal suo sangue in terra spunta un fiore bianco e rosso. Lo si potrebbe percepire come un “mito della primavera”, il mito della rinascita. Venere e Adone è la storia di ferite mortali, di baci sconfitti che non sanno, non riescono a
farsi corazza, difesa. Anche Amore non può nulla. Anche Amore è incapace; è sfinito, è logoro, è vecchio. Sconfitto. Eppure, cadendo, fa un volo infinito.

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LA BUONA NOVELLA

La buona novella di Fabrizio De André, nell’interpretazione dei Perturbazione, riprende integralmente dal vivo il concept album pubblicato nel 1970 e ispirato ai Vangeli apocrifi. La band rilegge questo lavoro attraverso il proprio linguaggio musicale, mantenendone intatta la struttura e i contenuti.

Le canzoni sono accompagnate da un breve monologo che invita il pubblico a immaginare De André alla vigilia dell’uscita del disco, nell’autunno del 1970, creando un collegamento tra quel momento storico e il presente. Basata sui testi esclusi dal canone occidentale, La buona novella intreccia sacro e quotidiano, grandezza e fragilità, dando voce a figure e punti di vista che attraversano l’intero album. A oltre cinquant’anni dalla sua pubblicazione, i Perturbazione ne propongono una rilettura completa dal vivo.

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