VOGLIO RACCONTARTI UNA STORIA

Voglio raccontarti una storia è uno spettacolo che è stato rappresentato per la prima volta nel 2014, grazie al contributo della Fondazione Cassa Risparmio di Cuneo, presso il Teatro Sociale di Alba in occasione dei Vent’Anni dall’Alluvione del 1994. Lo spettacolo si iscrive nella scia del “teatro impegnato” promosso da Marco Paolini e implica una ricerca letteraria che ha portato gli attori che si alternano sul palcoscenico a leggere brani narranti di alluvioni di diversi autori.

Lo spettacolo commemorativo, rispecchiando una pluralità di punti di vista, contribuisce a rafforzare la grande attenzione già rivolta alle tematiche della green economy, facendo leva su esperienze che trovano una risonanza personale nel pubblico, e rendendoli appetibili attraverso una loro divulgazione in chiave artistica. Sulla scena, oltre a tre attori professionisti (Oliviero Corbetta, Beppe Rosso e Carlotta Lando), in occasione della prima rappresentazione hanno letto sul palco personaggi chiave della scena albese, come assessori, imprenditori, ufficiali dell’esercito.

Il testo teatrale è stato pubblicato nel libro “Voglio raccontarti una storia” scritto da Roberto Cavallo: il ricavato è stato devoluto a progetti di educazione ai rischi naturali nelle scuole di Genova e Zavidovici (Bosnia e Herzegovina) colpite da alluvioni.

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MIO EROE

Mio Eroe è uno spettacolo teatrale di e con Giuliana Musso, con la regia della stessa artista e la collaborazione alla drammaturgia di Alberto Rizzi. Al centro dello spettacolo c’è la guerra contemporanea, il soggetto è ispirato alla biografia di alcuni dei 53 militari italiani caduti in Afghanistan durante la missione ISAF (2001- 2014), la voce è quella delle loro madri. Le madri testimoniano con devozione la vita dei figli che non ci sono più, ne ridisegnano il carattere, il comportamento, gli ideali. Costruiscono un altare di memorie personali che trabocca di un naturale amore per la vita. Cercano parole e gesti per dare un senso al loro inconsolabile lutto ma anche all’esperienza della morte in guerra, in tempo di pace. Nell’alveo di questi racconti intimi, a tratti lievi a tratti drammatici, prende però forza e si fa spazio un discorso etico e politico. In Mio Eroe, la voce stigmatizzata della madre dolorosa, da sempre sequestrata nello spazio dei sentimenti, si apre un varco, esce dagli stereotipi, e si pone interrogativi puntuali sulla logica della guerra, sull’origine della violenza come sistema di soluzione dei conflitti, sul mito dell’eroe e sulla sacralità della vita umana. Il dolore delle madri può superare la retorica militaristica che ci impedisce di ragionare sulla guerra quando siamo difronte al feretro coperto dal tricolore e affonda con la forza dei sentimenti in una più autentica ricerca di verità. In queste testimonianze femminili il tema della pace e il tema della maternità risuonano per quello che ancora sono: pubblicamente venerati e segretamente dileggiati. Solo alla fine del monologo sarà forse visibile, come una filigrana in controluce, che la voce delle madri piangenti è la voce della razionalità umana.

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