L’arte teatrale esalta con semplicità, umorismo, emozione e umiltà le storie di queste donne geniali per chiedersi: “L’intelligenza ha un sesso?” Lo spettacolo mette in luce la personalità e l’attività fondamentale di una ventina di scienziate, dal IV secolo a.C. fino ai nostri giorni. Dall’attrice e inventrice Hedy Lamarr, passando attraverso Ipazia, Sophie Germain, il periodo delle “streghe” e quello delle prime donne laureate o insegnanti, dal fascino dell’atomo alle implicazioni etiche delle “forbici” del DNA per arrivare ai nostri giorni. Lo spettacolo diventa un momento di intrattenimento che traduce in modo accattivante la grande importanza della dimensione umana e scientifica di donne spesso ancora nell’ombra, ma che tanto hanno fatto e fanno per il progresso umano.
Il monologo è una riscrittura dell'opera shakespeariana che, pur giocando con il personaggio e con uno stile grottesco, mantiene intatta la potenza della tragedia. Il punto di vista è unicamente quello della Lady, crudele e annoiata, che guarda il mondo con sofferente distacco. La forza del monologo è il dialogo tra classico e contemporaneo, tra l'adesione al testo e il suo tradimento, sorprendendoci con inserimenti pop e immagini poetiche. Lady Macbeth mette in discussione la nostra moralità e ci rivela, immergendosi sempre più al suo interno, l'estrema ferocia del potere. È un invito alla disobbedienza raccontando esattamente il suo opposto: la regina ci guarda e continua a pungolare la nostra pazienza.