Cosa vuol dire creare danza al giorno d’oggi?
L’atto creativo può̀ veramente ignorare giudizio esterno ed esperienza personale? Continuando le ricerche iniziate con A Solo in the Spotlights (2022), Vittorio Pagani si interroga sui meccanismi di produzione e diffusione delle opere di danza mettendo in scena il (super)processo creativo del suo nuovo spettacolo.
SUPERSTELLA è un’indagine esistenziale e artistica che oscilla tra caos e ordine, tra idealizzazione e realtà, tra il desiderio di compiutezza e il fascino del perpetuo divenire. Questo limbo creativo fatto di backstage, flashback e prospettive future, fa del presente uno spazio dove nulla si crea e nulla si distrugge, ma tutto si trasforma. Ispirata al mito delle STELLE del cinema e in dialogo con 81⁄2 del grande Federico Fellini, questa performance intreccia video, sampling, danza e parola.
In Save the last dance for me il coreografo Alessandro Sciarroni lavora assieme ai danzatori Gianmaria Borzillo e Giovanfrancesco Giannini sui passi di un ballo bolognese chiamato Polka Chinata. Si tratta di una danza di corteggiamento eseguita in origine da soli uomini e risalente ai primi del ‘900: fisicamente impegnativa, quasi acrobatica, prevede che i danzatori abbracciati l’un l’altro, girino vorticosamente mentre si piegano sulle ginocchia quasi fino a terra.
Il lavoro nasce in collaborazione con Giancarlo Stagni, un maestro di balli Filuzziani che ha ridato vita a questa antica tradizione grazie alla riscoperta e allo studio di alcuni video di documentazione risalenti agli anni ’60. Sciarroni scopre questa danza nel dicembre 2018 quando la danza era praticata in Italia solo da 5 persone in tutto. Per questa ragione, il progetto è composto da una performance eseguita dai due danzatori e da una serie di workshop volti a diffondere e ridare vita a questa tradizione popolare in via d’estinzione.
La mano è stata a lungo pensata come un condotto di potere, che trasforma l’energia invisibile nel mondo della forma. Il termine latino manifestus (chiaro, palese) comprende appunto la parola manus (mano). Manifestare è il modo per dire “io ci sono”, è il momento in cui acchiappiamo insieme un fuggente tratto di realtà, preso sul fatto, e lo presentiamo all’evidenza del pubblico, della piazza, degli altri. Non c’è rottura tra pensiero, gesto e immaginazione: le mani creano, modellano sia la materia che le idee, sono l’organo distintivo del genere umano emancipato dai vincoli del mondo animale. Sono volti senza occhi, ma vedenti e parlanti.
Questo progetto sviluppa una coreografia per un gruppo di tre danzatorə: una forma astratta di rappresentazione, attraverso referenze non narrative e i codici di alcune pratiche di street dance (tutting, fingering, popping, waving, vogueing, flexing etc), definendo un articolato spazio energetico in costante cambiamento per manifestarsi danzando nel flusso del presente.
From Italy with love accompagna il pubblico in un viaggio attraverso l’anima dell’Italia, intrecciando musica, danza e immagini per raccontare una cultura che ha saputo unire tradizione e modernità. Dal melodramma alla canzone d’autore, da Verdi a Rossini, fino a Mina, Battisti, Battiato e Conte, il programma attraversa cinque secoli di storia musicale ed evoca paesaggi, città, maschere e personaggi che hanno reso l’Italia un immaginario universale. Le coreografie di Fredy Franzutti dialogano con le proiezioni dei capolavori della pittura italiana e invitano lo spettatore a lasciarsi guidare dallo stupore del viaggiatore, riscoprendo la bellezza e lo spirito del nostro Paese.
Il 18 marzo 1978, due giorni dopo il rapimento di Aldo Moro, un giornalista del Messaggero, avvertito da una telefonata anonima, rinviene in un sottopassaggio di largo Argentina a Roma il primo comunicato delle Brigate Rosse. In una busta arancione sono custodite cinque copie del testo e una celebre Polaroid che ritrae Moro, seduto sotto la bandiera con la stella a cinque punte e la scritta “Brigate Rosse”. Da questa immagine simbolo prende avvio il lavoro del coreografo Padovani, che attraversa gli anni di piombo, restituendo con i movimenti dei corpi un intenso frammento di storia dell’Italia repubblicana.
Mortal Heroes conduce, attraverso un percorso viscerale, alla scoperta del potenziale umano, un’odissea fra caos e amore, oscurità e luce, fragilità e forza. La coreografia, da cui emerge chiaramente il linguaggio corporeo tipico del lavoro di Sita Ostheimer, diventa una ricerca poetica verso “l’altro”, una lettera d’amore verso la resilienza, la capacità umana di sopravvivere, rinnovarsi e trasformarsi. Sulle musiche evocative di Adrien Casalis e le luci immersive di Barnaby Booth, la scena si trasforma in un luogo di continua metamorfosi, dove incontri intensi e profondamente umani conducono lo spettatore dentro un’esperienza emotiva condivisa. Qui l’eroismo non risiede nella perfezione, ma nella vulnerabilità, nel coraggio e nella volontà di proseguire.
Un uomo come tanti, che indossa un completo nero, danza su un cumulo di ceneri e macerie. Le sue, quelle di chi lo ha preceduto e si è estinto, o magari quelle di un’intera civiltà. Non si sa come sia approdato su quel pezzo di crosta terrestre, ma una cosa è certa: sta cercando una strada, una direzione, un orientamento. È circondato da diverse voci, da parole che riempiono l’aria affastellandosi, che si ripetono ossessivamente e sembrano provenire da un vecchio televisore sfasciato, come se fossero il prodotto di uno zapping impazzito.
All about Adam è un’indagine danzata sulla storia recente del maschile, nel suo specifico italiano, ma anche la proposta di un nuovo codice da rifondare sulle macerie di un’eredità che, attualmente, poco sembra parlarci. Tra crolli e risalite, scosse e sospensioni, c’è la ricerca di una strada. E di una luce.
THE HUMAN WALL. Il gioco della de-costruzione, creazione del collettivo di house dance torinese F.I.L., è uno spettacolo di danza contemporanea che esplora i rapporti interpersonali attraverso un dinamico gioco di ruolo, condotto dall’insidioso veleno del giudizio.
Un ingenuo e curioso puro, tre giudicanti e tre omologati sopravvivono e interagiscono nella società del confronto tossico, dove le comunità sono aggregazioni grigie e asettiche e l’individuo rischia di perdere la propria voce per adattarsi alla collettività.
Attraverso il movimento e un continuo intreccio di corpi e relazioni, i personaggi si osservano, si misurano e si trasformano, costruendo un sistema di equilibri e disequilibri fragili, in costante mutamento.
Sarà possibile la convivenza di personalità, movimenti e obiettivi diversi, se ancora ai giorni nostri l’esistenza di più punti di vista non è stata davvero digerita?
Tra sguardi, confronti e trasformazioni, THE HUMAN WALL diventa lo specchio di una società in cui il giudizio può separare, ma anche aprire lo spazio a nuove forme di incontro.
Consigliato dai 5 anni
PROGETTO VINCITORE DEL BANDO BUGS, HABITAT MULTIDISCIPLINARI PER IL TEATRO RAGAZZI 2024
Partendo della celebre storia di Collodi, AiAiAi Pinocchio! vuole spostare l’azione nell’epoca contemporanea che parla il linguaggio della generazione alpha, caratterizzato dalla presenza dell’intelligenza artificiale. Geppa è una tecnofila appassionata di creazione digitale, la quale tenta di generare Pinocchio non più fatto di legno ma di pixel, dati e algoritmi. Ad accompagnare i due personaggi in questa avventura ci saranno un robot, il Grillo Parlante e Fata Turkina, l’assistente vocale.