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Vuole che io danzi o che io parli?

Punti di Vista

calendar icon19 marzo 2024

Il 16 febbraio scorso, la splendida cornice del Teatro Sociale di Valenza ha ospitato una ripresa di Jessica and me, autobiografia coreografica e al tempo stesso ironico mémorie di Cristiana Morganti, danzatrice e coreografa diplomatasi in danza classica all’Accademia Nazionale di Roma e in contemporanea alla Folkwang Hochschule di Essen. In Germania Morganti ha lavorato con figure della levatura di Susanne Linke, Urs Dietrich e Felix Ruckert, nonché con la compagnia Neuer Tanz diretta da VA Wölfl e Wanda Golonka. Dal 1993 al 2014 è stata poi danzatrice solista del Tanztheater Wuppertal Pina Bausch, con cui continua a collaborare in qualità di artista invitata. Presenti in sala quella sera le blogger della redazione itinerante di We Speak Dance Paola De Pasquale e Camilla Vinella, entrambe allieve della Scuola Holden di Torino, che hanno restituito in una forma creativamente intima la propria esperienza di spettatrici.

Non abituatevi mai (di Paola De Pasquale)

Ho visto una donna muoversi su un palco, e nel frattempo riuscivo a sentire i suoi pensieri.
L’ ho vista accendersi una sigaretta, poi sorridere, poi parlare con un’intervistatrice immaginaria.
Ho pensato che pensiamo tutte le stesse cose. Mi ha voluto raccontare una storia.
Mi ha raccontato che quando era bambina ha iniziato a ballare, perché il dottore aveva detto a sua madre che doveva raddrizzarsi la schiena, e che poi ha scoperto di essere brava, e l’hanno iscritta ad un’accademia di danza a Roma.
Mi ha raccontato anche che i corpi delle ballerine devono avere il seno piccolo, e che sua madre l’aveva portata a comprare un reggiseno contenitivo, e che le sue compagne la prendevano in giro.
Mi ha raccontato che ci era abituata, al reggiseno ma anche ai giudizi sul suo corpo.
Mi ha raccontato che ha conosciuto un’altra donna che l’ha capita, l’ha guidata.
Hanno fatto degli spettacoli insieme.
Ora non c’è più, ma lei la ricorda ancora nei dettagli: il modo in cui fumava, come le ha insegnato a fumare. La ricorda con la tenacia e la rabbia delle grandi esperienze.
Mi ha raccontato tutto questo facendomi ridere, spaventare, e anche un preoccupare, perché all’inizio non capivo cosa mi stesse raccontando.
Poi, alla fine, ho capito.
Il suo essersi abituata, il suo sorridere, era un avvertimento: non abituatevi mai.

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Peccato, perché è brava (di Camilla Vinella)

La ballerina non aveva mai fumato. Non sapeva aspirare. Peccato, perché in scena serve.
Posso sempre insegnarle i passaggi, ho pensato; in fondo è una sequenza. Una coreografia.

Le ho detto: porta alla bocca la sigaretta. Ha eseguito.
La ballerina è salita sul palco e non mi ha detto nulla, ha cominciato a muoversi. Ho lasciato che mi mostrasse i suoi movimenti. Poi l’ho interrotta, le ho chiesto: ma tu perché balli? Lei ha risposto che balla perché lo ha sempre fatto, le è sempre riuscito. E perché il teatro la fa sentire protetta. Poi, dopo un attimo di silenzio, mi ha domandato: lei vuole che io danzi, oppure che io parli?
Me l’ha chiesto in tre lingue diverse; in italiano, francese e tedesco. Stava per tradurre anche in spagnolo, poi ha deciso di no. Io le ho risposto: faccia lei, io guardo. Al massimo le do qualche indicazione, Cristina. Non ero sicura si chiamasse così.

Le ho detto: gonfia il petto. Ha eseguito.
La ballerina ha allungato i muscoli e mi ha mostrato il suo allenamento di routine, quello che fa prima di andare in scena. Nel frattempo, mi ha raccontato che ha lasciato la sua famiglia quando era molto giovane per andare in Germania, per ballare. L’ho ascoltata. Immaginavo il momento del saluto: avrà abbracciato i suoi genitori e i suoi amici, e sorriso. Si sarà girata per salire a bordo. Avrà sicuramente pianto senza farsi vedere da nessuno.
Mi ha parlato con affetto della compagnia di ballerini di cui faceva parte, della sua insegnante. Era la sua nuova famiglia.

Le ho detto: caccia via il fumo. Ha eseguito.
La ballerina ha un seno abbondante. Fianchi larghi. Gambe lunghe. Bella presenza.
Lei stava ballando, ma si è fermata quando si è accorta che le stavo guardando il corpo. Ha cercato di nascondere le forme trattenendo il respiro. No, le ho urlato. I miei colleghi ridevano alle nostre spalle. Li ho cacciati via per tranquillizzarla. Ma lei era calma, anzi era piuttosto divertita. Mi ha confessato che, per alcune esibizioni, aveva dovuto schiacciarsi il seno e sistemarlo in modo che non si vedesse. Aveva cominciato a farlo presto, da ragazzina, quando un insegnate aveva detto a sua madre: Mi dispiace per sua figlia, sarebbe stata una buona ballerina. Peccato, perché è brava e abbastanza intelligente.
Faceva male, mi ha aggiunto lei. Non ho capito se si riferisse al suo seno o a quelle parole.
Mi ha chiesto un accendino.

Per ultima cosa le ho detto: guarda la sigaretta bruciare.
La ballerina ha acceso la sigaretta e poi l’ha buttata per terra. Ha spento tutte le luci e bruciato tutto il palco; ha rivelato il suo spettacolo, la sua sequenza. Di quel fuoco rimanevano solo un paio di tacchi rossi e un vestito bianco, principesco, resistito alle fiamme.

INFORMAZIONI

JESSICA AND ME
Teatro Sociale di Valenza, 16 febbraio 2024

creazione, coreografia e interpretazione Cristiana Morganti
collaborazione artistica Gloria Paris
disegno luci Laurent P. Berger
video Connie Prantera
consulenza musicale Kenji Takagi
editing musiche Bernd Kirchhoefer
direttore tecnico Jacopo Pantani
tecnico suono/video Simone Mancini
tecnico luci Sgommino Berselli
produzione il Funaro -Pistoia
in coproduzione con Fondazione I Teatri- Reggio Emilia

ph. Claudia Kempf

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